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Umbertide

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Le Maestre Pie Filippini

di Guido Lamponi

di Guido Lamponi

Il "tragitto" mattutino per arrivare a scuola presso "Le Maestre Pie Filippini" era da via Roma fino a via Spoletini.


Vicino alla scuola c'era il piccolo laboratorio artigianale del ciabattino: il Mancino. Personaggio eclettico e bizzarro della nostra "Fratta" che mi piace ricordare. Un "ometto" di bassa statura con gli occhi vispi e penetranti, indossava con eleganza un "corpetto" e portava in testa un minuto cappello che lo rendeva ancora più stravagante e anche un po' "buffo". Però era pericoloso disturbarlo durante il suo lavoro e infatti all'uscita pomeridiana della scuola, non poche volte, senza esitazione ci rincorreva e ci lanciava i suoi svariati attrezzi in risposta ai nostri continui scherzi.


"Suor Santina" così si chiamava la mia maestra dell'asilo. I ricordi, alcuni sono un po’ sbiaditi, ma altri sono rimasti talmente impressi nella memoria che li rivivo con tanta nostalgia. Quella immensa aula, che dava fuori su un grande balcone, oggi è diventata un'abitazione. In tutto il palazzo, ormai ristrutturato, le classi insieme alla piccola "chiesetta", che si trovava a destra appena superato il portone d'entrata, sono diventati uffici e studi tecnici. Un bel ricordo che è rimasto nel grande piazzale, teatro dei nostri giochi, è la statua di "Santa Lucia Filippini" con il suo sguardo premuroso e benevolo verso la "scolaretta" che la guarda "estasiata". Quella grande classe, oltre ai continui giochi con i legnetti colorati in gran parte scoloriti, mi ricorda un "particolare" che allora era diventato una quotidianità e tutti noi bambini lo aspettavamo con impazienza. Suor Santina "la maestra" al momento della "ricreazione" si faceva consegnare da alcuni bambini la "mela" che avevano portato per colazione. Con calma le pelava delicatamente. Iniziava, intaccando con il coltello, la mela vicino al "picciolo" incominciando a ruotarla in senso opposto. Mentre la "scorza" si staccava lentamente fino in fondo alla mela, diventava una favolosa "spirale" che tenuta in cima dal pollice e l'indice della maestra molleggiava nell'aria su e giù... La mela pelata la porgeva ai rispettivi proprietari, mentre le varie spirali a pezzettini le donava agli altri bambini che con tanta gioia se le spappavano come se fosse stata una pregiata reliquia. Era un gioco?

Chissà cosa ci sembrava che fosse, ma una cosa è certa che il" tempo delle mele..." era per noi bambini un momento fenomenale. Forse suor Santina ci ha trasmesso che donare anche una semplice, ma sempre preziosa , "scorza" di mela e poi dividerla tutti insieme sia un valore importante, considerevole, essenziale e fondamentale della vita di tutti i giorni....... Non dimentico quelle fantastiche mattinate d'inverno quando ci ritrovavamo tutti ammucchiati vicino al grande finestrone con la testa all'insù osservando incantati cadere la neve che all'istante copriva subito il grande balcone. Scattante e con garbo Suor Santina ci vestiva e subito tutti fuori per costruire un pupazzo e tirarci gioiosi la neve.


Momenti meravigliosi anche perché al rientro nell'aula, tutti con le guance rosse e il "fumo" che usciva dalla bocca, la maestra dava ad ognuno un bicchiere pieno di neve e poi grattava sopra la scorza dell'arancia versando poi un cucchiaino di zucchero.

Dal piazzale si entrava nel refettorio. Sento ancora quel gradevole odore di minestrone che ancora mi fa venire l'acquolina in bocca. Poi dall'asilo alle elementari. La prima elementare con la maestra Wilma che non era una suora, ma abitava un po' più su del "vicolo" dove abitavo in via Roma. La maestra Wilma la mattina passava chiamandomi da in cima al "vicolo" e insieme si andava a scuola.

A volte ci bloccavano le sbarre della ferrovia e poi passato il treno, la fermata d'obbligo era al forno di "Capeletta" che buttava fuori i caratteristici profumi del pane, delle pizze e quei maritozzi imbottiti di uvetta ricoperti da una crosta bianca che divoravo, caldi, caldi in un attimo. Poi arrivò Suor Frediana e infine Suor Sofia. Le ricordo tutte con affetto e ricordo che con suor Sofia, una mattina, ritornò protagonista una "mela", rossa, piena di vita che teneva tra le sue dita. Paragonandola alla terra, ci spiegò quella prima e straordinaria impresa che fece il russo "Juri Gagarin". Le aule con la grande cartina geografica dell'Italia e i muri tappezzati da fantastici disegni con scritto sotto il nome che iniziava con una lettera e poi puntini puntini...... Allora c'erano i banchi di legno con due sedili e sopra ai banchi, in cima, c'erano i "calamai" e una piccola "scanalatura" per posare la penna. Avevamo le penne con inseriti in fondo accuminati "pennini" che venivano intinti nei calamai. Ricordo che qualche "birbantello", spronava qualche bambino, dicendogli che se avesse soffiato sul calamaio avrebbe visto una bella "cosa". Dipendeva dall'intensità del soffio, ma qualcuno, "riempendo" i polmoni soffiava con tanta "venta" che l'inchiostro andava ad imbrattare il suo viso, il collarino bianco, lo "zinalotto", il suo quaderno quello del vicino compagno da provocare qualche grassa risata, ma anche grida in particolare quelle della maestra, che non rinunciava a una bella tirata d'orecchie.... La tirata d'orecchie e anche qualche bacchettata sul palmo delle mani arrivavano, anche, quando ci comportavamo male oppure non si rispettava i compagni e quando, leggendo e sillabando qualche parola si sbagliava. Comunque non c'era da allarmasi perché anche nelle altre scuole elementari di Umbertide si sentiva dire che i maestri e le maestre non si "trattenevano" a qualche tirata d'orecchio o distribuire.... qualche "scapacione" al momento dello sbaglio. E' rimasta ormai famosa quella "bambina" spronata dal maestro a leggere. Nella pagina era disegnato un "mastello" con sotto la scritta sillabata "m.a.s.t.e.l.l.o." Il maestro indicò con l'indice e lei senza esitazione sillabò "il b.i.g.o.n.c.i.o". Il maestro senza esitazione le "tirò" l'orecchio e poi con l'indice indicò alla bimba di leggere la scritta con sopra il disegno di un "asino". La bimba senza esitazione sillabò "la mic.cia". Il maestro senza esitazione cercò l'altro orecchio.......


Allora era così: i genitori davano ragione ai maestri e ci facevano "la giunta"...

La mattina, dopo il consueto " In nome del padre..." e la successiva preghiera, ci sedevamo aspettando il turno del bambino che doveva "strappare" il foglio del calendario "a muro a strappo" che si trovava sopra la cattedra della maestra. Anche questo, era un qualcosa di "emozionante" e ognuno di noi bambini avremmo voluto eseguire quel gesto tutte le mattine.


Ora non ci sono più le mure di cinta costruite con mattoni di tufo. Li, ai piedi di quelle mura, piazzavamo la porta per giocare a calcio e le azzuffate non mancavano mai. Non dimentico quegli anni della mia fanciullezza insieme a Pietro, Laura, Fiorella, Sergio, Francesco, le gemelle Anna e Rita, Fabio, Ettore, le maestre. La scuola delle "Maestre Pie di Santa Lucia Filippini" che per tanti anni ha "tirato su" tanti bambini di Umbertide.


L’articolo è stato pubblicato su “Informazione locale” – Settembre 2023


Le foto, escluse quella tratta direttamente dall’articolo e quella di G. Gianfranceschi, provengono dall’Archivio fotografico di C. Corradi, grande fotografo umbertidese del dopoguerra.




Dalla rivista on-line “Vocazioni” – n.4 luglio/agosto 1991 (Sguardi – 2 luglio 1991)

Maestre Pie Filippini: un carisma educativo

Di Margherita Zurlino


Il Pontificio Istituto delle Maestre Pie Filippini si prepara a celebrare il 3° Centenario della istituzione delle Scuole e, quindi, della sua nascita. La fondazione ebbe luogo nella diocesi di Montefiascone e Corneto (VT) nel 1692 ad opera del Card. Marcantonio Barbarigo e di Lucia Filippini.nMarcantonio, discendente dalla nobile famiglia dei Dogi, era nato a Venezia nel 1640. Dopo varie esperienze culturali e di lavoro pastorale, fu assegnato come Vescovo alla Diocesi Falisca (1687), dove lo attendeva una “vigna” non vasta, ma bisognosa di molta cura. Lucia Filippini, anch’essa appartenente ad una nobile famiglia, era nata a Tarquinia nel 1672.

Durante la permanenza a Padova, il giovane Barbarigo aveva affiancato il cugino Gregorio Barbarigo nell’istituzione delle Scuole della Dottrina Cristiana. Da allora, il pensiero della formazione dei giovani divenne in lui assillante e lo accompagnò nel suo cammino di Pastore.nA Montefiascone, le Scuole furono la parte privilegiata del suo Piano di Pastorale d’insieme. Nel 1692, infatti, poté istituire le Scuole per le fanciulle del popolo, con la collaborazione iniziale della Maestra viterbese Rosa Venerini, sostituita ben presto dalla ventenne Lucia Filippini, la quale completò l’Opera della fondazione e vi impresse il suo stile e il suo metodo.

Obiettivo primario di queste Scuole era la formazione della donna in tutti i suoi aspetti, per puntare al risanamento della Famiglia impegno non facile nell’ambiente del 600-700, specie tra i ceti più umili della popolazione. Il Barbarigo e la Filippini curarono la formazione del primo nucleo di Maestre. Nacque così l’Istituto, che oggi porta il nome di Lei, ma che deve la sua origine ad entrambi: il Pastore buono, premuroso, che amò le Scuole come “la pupilla dei suoi occhi” e la Maestra Santa, che impegnò tutta la sua vita nella missione educativa – apostolica.

Clemente XI nel 1707 chiamò a Roma Lucia Filippini per istituirvi le Scuole del Barbarigo, che pose sotto la sua speciale protezione. Successivamente, esse si diffondevano, oltre che in Italia, in Europa, negli Stati Uniti d’America, in Brasile, in Etiopia e in India. Il santo Cardinale concluse i suoi giorni nel 1706; Lucia Filippini nel 1732. La Chiesa riconosceva le virtù eroiche dei Lei, iscrivendola nell’Albo dei Santi (1930). Del Cardinale M. Barbarigo è in corso la causa di Beatificazione. La loro “avventura educativa e didattica”, iniziata 300 anni or sono, continua ancora attraverso le Scuole e la Famiglia cui essi diedero vita. L’opera di evangelizzazione e promozione umana delle Maestre Pie Filippini, oggi si irradia anche nel Terzo Mondo, attualizzando così l’anelito ardente di Lucia: “Io per me bramerei moltiplicarmi in ogni angolo della terra, per poter gridare dappertutto, e dire a tutte le genti. AMATE IDDIO, AMATE IDDIO”.



21/05/26

Le Maestre Pie Filippini
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