history and memory
Adriano Bottaccioli
A cura di Fabio Mariotti, con la fondamentale collaborazione di Arabella Bottaccioli
A cura di Fabio Mariotti, con la fondamentale collaborazione di Arabella Bottaccioli
Questa volta umbertidestoria.net vuole rendere omaggio ad Adriano Bottaccioli, personaggio straordinario della seconda metà del Novecento ad Umbertide, la sua “Fratta”, alla quale ha dedicato con passione e grandi capacità artistiche, storiche e culturali gran parte della sua vita. Per me, un amico e un esempio con il quale ho condiviso oltre 25 anni di attività lavorativa e da cui ho imparato molto.
Vogliamo ricordarlo il 1º Maggio 2026, nel giorno in cui avrebbe compiuto 80 anni, agganciandoci all’iniziativa della sua famiglia che, a partire dall’11 febbraio, ha ideato con tanto amore una esposizione delle sue opere (un quadro, un acquerello, un'illustrazione) che è stata quotidianamente aggiornata sulla pagina Facebook Adriano Bottaccioli. In arte 80 appositamente aperta per la speciale ricorrenza.
Dal ritratto della figlia Arabella, emerge l’immagine di un artista poliedrico, riservato, strettamente legato alle proprie origini.
(Dall’articolo di Giulio Foiani pubblicato su Informazione Locale – Gen./Feb. 2023)
Adriano nasce ad Umbertide il 1º maggio 1946, alla Rocca. Trascorre l'infanzia tra la piazza, i vicoli e il Tevere, dove inizia a soffermarsi sui passaggi circostanti. Intorno ai dodici anni si trasferisce con la famiglia nel quartiere delle Fontanelle dove inizia a frequentare l'oratorio di Santa Maria e scopre il teatro.


Terminate le scuole medie si iscrive all’Accademia delle Belle Arti, che frequenta la mattina, e al conservatorio al pomeriggio, Per anni ha organizzato tornei sportivi, manifestazioni e veglioni, animando la vita del paese. Dipinge le prima opere intorno al 1962 e, successivamente, avvia la creazione di scenografie per la neonata Accademia dei Riuniti. L’arte in generale è sempre stata la sua passione, ma nel disegno ha incanalato la maggior parte della sua creatività. Alla fine degli anni '60 viene assunto da una grande società immobiliare nel ruolo di grafico pubblicitario, dove lavorerà per oltre trent'anni, alternando al suo lavoro di grafico quello di appassionato pittore.

Nei primi anni 2000 torna definitivamente ad Umbertide, anche se durante gli anni ha continuato a collaborare con aziende e istituzioni della zona per il Calendario almanacco di Umbertide, le scenografie, le pubblicità.

“Il babbo” prosegue Arabella, “aveva come obiettivo, forse inconscio, di lasciare o tramandare testimonianze storiche, immagini ed emozioni ma lo faceva proprio per il piacere di farlo. Amava tantissimo disegnare acquerelli, perché questa tecnica gli permetteva di sfumare i colori e definire con maggiore precisione paesaggi, fiori e piatti.


Altra sua passione, la cucina! Adorava cucinare e mangiare, con studi su ricette locali e non solo”. In molti dei suoi disegni ha sperimentato anche altre tecniche come la china, la matita, l'olio (ma solo agli inizi), le acqueforti. Però alla fine, tornava sempre all’acquerello.

“Abbiamo provato a censire le sue tavole, ma sono veramente tante, molte delle quali anche senza firma o ancora da terminare. Io credo “conclude Arabella” che la nostalgia per Umbertide lo abbia spinto in più di una occasione a disegnarla in molte sfaccettature per non dimenticarla o, meglio, per ricordarla così come l'aveva vissuta, in una sorta di campanilismo che noi, a volte, trovavamo esagerato.”

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Il commosso ricordo di Adriano Bottaccioli sulle pagine
di Informazione Locale – Aprile 2022
Ciao Adriano
a cura di Eva Giacché
Non è mai facile salutare qualcuno per sempre. Lo è ancora meno se si tratta di un caro amico e di una persona che meriterebbe intere pagine per tutto ciò che ha regalato a noi e ad Umbertide. Abbiamo scelto di dedicare la coperto delle sue amate tradizioni culinarie e popolari. Persone come lui sono un dono e non solo per le sue incredibili capacità artistiche, ma soprattutto perché ogni incontro con lui è stato spunto di riflessione. Ogni volta che ho avuto bisogno di un suo contributo o di una sua opinione Adriano non si è mai tirato indietro. Non è mai stato geloso dei suoi lavori di ricerca e delle sue opere e condividendole ha dimostrato di essere un grande maestro oltre che un grande uomo.
Lo salutiamo con il ricordo e le parole di amici che lo hanno conosciuto e vissuto a pieno: Mario Tosti, Fabio Mariotti e Achille Jr Roselletti.

di Mario Tosti
Caro Adriano
Tocca a me rispettare la promessa concordata anni fa, seduti sul tuo sedile ai giardinetti davanti alla Collegiata, di scrivere il “coccodrillo” per chi dei due si fosse fatto da parte per primo. Con il patto che non fosse né funereo, né mesto, né celebrativo. E va bene! Mi è facile rispettarlo.
Infatti, non è necessario che esalti il tuo talento artistico, perché a ricordarlo ogni giorno saranno i tuoi lavori appesi alle pareti di ogni casa, esposti agli angoli del paese, addormentati nelle pagine dei libri. Hanno il tuo marchio di fabbrica le ammucchiate di monumenti in simbiosi (vere carte di identità di Umbertide), che mi divertivo a chiamare “kamasutra”, nonostante il tuo rigore ortodosso lasciasse affiorare solo mezzi sorrisi di cortesia.
È superfluo che ricordi la tua vocazione alla socialità, notoria ai tantissimi concittadini che ti hanno affiancato nelle innumerevoli iniziative di cui sei stato animatore. il teatro, le feste dell'Ottocento, il calendario, il dialetto, le tradizioni popolari, la cucina, l'università della terza età, le mostre, i convegni, l'intrattenimento degli anziani, l'insegnamento ai bambini ... Insomma: sei stato come, in cucina, il sale grosso e il prediletto prezzemolo, che non sopportavi fosse scartato, con la griccia, dai milicconi.
Invece, non posso non ricordare quello che conosco più degli altri, per aver condiviso la condizione di lontananza per lunghi periodi da Umbertide, con effetti percepibili solo da chi l'ha sperimentata: il senso di provvisorietà in luoghi e con persone estranee; la percezione di mancanza di qualcosa, più apparente che sostanziale, forse alimentata dal bisogno istintivo di sicurezza; le difficoltà di riadattamento dopo il ritorno, meno facile di quello sognato.
In complesso, hai avuto tutto l'indispensabile. Non ti sei fatto mancare nemmeno l'autista personale: la tua sposa, oltre a promettere davanti all'altare “di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della sua vita”, ha aggiunto - nel pensiero - “di accompagnarti in ogni luogo”. E la Silvana lo ha fatto per mezzo secolo, come un'ombra. Luminosa.
P S. Entrambi eravamo perplessi per gli applausi ai defunti nella convinzione che possano discriminare in modo sommario le persone che li ricevono rispetto a quelle cui sono negati. Ma quello che la cittadinanza ti ha dedicato davanti alla Collegiata è del tutto giustificato, perché nella classifica dell'attaccamento al paese sei il primo in graduatoria.

di Fabio Mariotti
Con Adriano se ne è andato anche un pezzo della mia vita
Non riesco ancora a credere che Adriano non sia più con noi. Negli ultimi due anni purtroppo, causa pandemia, erano state poche le occasioni di incontro. Avevamo mantenuto contatti sporadici via mail per farci gli auguri e per confrontarci su argomenti di “umbertidestoria” sui quali i suoi consigli erano sempre preziosi.
Conobbi Adriano soltanto all'inizio degli anni `90 perché quando lui era uno degli animatori dell'Oratorio don Bosco a Santa Maria io ancora non lo frequentavo, poi lui si trasferì a Roma per lavoro. Poi ebbe l'intuizione geniale di realizzare un Calendario almanacco dedicato alla nostra città. Aveva le idee molto chiare e venne in Comune nel 1991 a presentarle al sindaco di allora Maurizio Rosi. L'idea piacque e fu accolta. Io e Amedeo Massetti curavamo già da alcuni anni la redazione di “Umbertide Cronache” per cui il Sindaco pensò di affidare al nostro ufficio la responsabilità di coordinare il lavoro e seguire tutta la parte amministrativa. Fu in questa occasione che conobbi personalmente Adriano e ne rimasi subito affascinato tanto grande era il bagaglio di capacità culturali, artistiche e tecniche di cui era portatore e la passione che metteva in tutto quello che faceva, sempre con un amore sconfinato per la sua città che probabilmente la lontananza per lavoro aveva ancora di più accentuato. Dette vita quindi a quella che io continuo a ritenere una delle operazioni culturali e sociali più importanti per Umbertide, utilizzare cioè un contenitore popolare come il calendario per far conoscere a tutti i cittadini, e non solo, aspetti della storia, della cultura, delle tradizioni popolari del territorio per la gran parte sconosciute o dimenticate.
Ma Adriano non è stato solo l'ideatore e principale realizzatore del Calendario storico di Umbertide, è stato anche tanto altro. Era un grande conoscitore delle tradizioni locali, dal dialetto ai vecchi giochi di strada, che ha fissato in libri e seminari che hanno riscosso sempre grande interesse e partecipazione. Grafico e pittore, ci ha lasciato immagini della nostra città che impreziosiscono le pareti di tante nostre case. Ricordo poi il prezioso lavoro svolto per la raccolta di libri sulla storia di Umbertide di Renato Codovini e Roberto Sciurpa, con i disegni che hanno ricostruito scorci dell'antico castello di Fratta che non esistono più e mappe del territorio, sempre con íl massimo rigore documentale. Che dire poi della sua passione per la cucina tradizionale frattigiana di cui era un autentico esperto e di cui ci ha lasciato pagine indimenticabili di ricette, anche con bellissime illustrazioni, in tante edizioni del Calendario, cucina di cui è stato chiamato a parlare anche in programmi televisivi nazionali.
Con Adriano se ne andato anche un pezzo della mia vita, un amico carissimo col quale ho condiviso il suo grande amore per la nostra terra. Adriano non c'è più ma tutto quello che ha fatto resterà per sempre nella memoria individuale di ciascuno di noi e in quella collettiva della nostra città.
Voglio infine ringraziare "Informazione Locale" che mi ha dato la possibilità di ricordarlo e abbracciare con commozione Silvana, le figlie e tutta la sua famiglia

di Achille Jr. Roselletti
L'Accademia dei Riuniti si considera una grande famiglia e prende questa definizione molto sul serio. In più di quaranta anni di attività abbiamo costruito un patrimonio di relazioni ed affetti infinitamente più ricco della qualità degli spettacoli che siamo riusciti a produrre. Tra noi, scherzando ma non troppo, ci ripetiamo spesso che siamo una “bolla magica”; un non-luogo dove vengono azzerate tutte le differenze - in primis quelle politiche - in nome di una passione condivisa, quella per il teatro. Nel tempo, oltre alla passione teatrale, ci siamo ritrovati, in maniera del tutto naturale e spontanea, a condividere qualcosa di molto più grande: la com-passione tra noi. Si tratta di quel sentimento magico, così ben descritto nelle parole di Milan Kundera nell'Insostenibile leggerezza dell'essere, che ti consente di partecipare della passione di chi è al tuo fianco. Ecco, l'Accademia dei Riuniti è una associazione com-passionevole, dove respiriamo insieme non solo la realizzazione degli spettacoli o la gestione di un teatro, ma tutti i momenti (belli, brutti, felici, dolorosi...) significativi per ogni associato. Adriano di questo sodalizio è stato cofondatore e di questo spirito uno dei più profondi interpreti. Mentre scrivo mi vengono in mente gli innumerevoli episodi che ho avuto la fortuna di vivere con lui: i pranzi da bambino nella vecchia casa di Cerveteri, le trasferte picaresche in mezza Europa, la meraviglia dei suoi bozzetti, le ultime riunioni per realizzare la scenografia del prossimo spettacolo... ma qualsiasi cosa io possa scrivere non potrà mai restituire a pieno la sua grandezza umana, prima che artistica. Si badi bene, essere una grande famiglia significa anche confrontarsi, non per forza essere
d'accordo su tutto, aver l'intelligenza di abbassare i toni dopo averli alzati in un momento di sfogo, fare i conti con i tanti personalismi. Essere una grande famiglia ed esserlo da più di quaranta anni è complicato. Adriano, in questo, è stato un fratello per molti soci e lo zio autorevole per noi ex-giovani. Per questo ci mancherà, per questo lascia un vuoto che rende sgomenti ed è proprio per questo che, passate le lacrime per averlo pianto, tornerà tra noi una serena consapevolezza: siamo fortunati, abbiamo avuto la fortuna di averlo accanto.

Articolo pubblicato su Informazione Locale – Maggio 2023
La Fratta di Adriano, la Fratta di tutti
di Arabella Bottaccioli
Alcune settimane fa mi è stato chiesto di scrivere un articolo sull'inaugurazione della mostra “La Fratta di Adriano” e da allora sono divorata da una sorta di dubbio amletico: - “che faccio, lo scrivo in modo impersonale, distaccato, raccontando cronologicamente e soffermandomi soltanto alla descrizione degli interventi? Oppure, parlo in prima persona lasciando trasparire le mie emozioni?".
Non è così semplice parlare del proprio padre, soprattutto per una come me pudica da sempre nell'esprimere i propri sentimenti, Ma poi, ripenso a quella domenica mattina appena passata, ai suoi tanti amici, al Teatro dei Riuniti gremito, alle tante parole intense pronunciate in suo onore e mi convinco che nemmeno dieci sedute di psicoanalisi mi avrebbero aiutato cosi tanto ad elaborare il mio lutto.
La verità è che è andato tutto meravigliosamente bene! Ho capito una volta in più che il babbo era ed è veramente amato da tantissime persone, non solo per le sue opere (che lui, ma anche noi, abbiamo sempre chiamato semplicemente disegni) ma anche per il suo carattere empatico, bonario, arguto e a volte irrimediabilmente polemico.
Ho amato gli interventi dei suoi amici storici, Luciano Bettucci che con la sua voce profonda ed il suo carisma da bravo attore qual è, ha saputo catturare il pubblico nel raccontare due simpaticissimi aneddoti. Mario Tosti e Fabio Mariotti che insieme a mio padre e al compianto Amedeo Massetti (ricordato con un meritatissimo e scrosciante applauso), hanno redatto per più di venti anni il Calendario di Umbertide stringendo un’amicizia indissolubile. Il Dottor Valentini, che con la sua simpatia e la sua immensa cultura ci ha trattenuto tra risate e spunti per riflettere. Antonio Renzini, Antonello, amico di una vita con cui il babbo ha condiviso il percorso scolastico e la passione irrefrenabile per l'arte; suo è il bellissimo manifesto della mostra. Una menzione specia1e va però fatta alle due persone che hanno fortemente voluto questa mostra, proponendola a mio padre lo scorso anno, e che non si sono fermati davanti a nessun tipo di difficoltà: Paolo Ippoliti e Corrado Baldoni. Paolo, giornalista e fotografo bravissimo ha saputo descrivere mio padre in maniera perfetta, con quel trasporto che solo un profondo conoscitore del genere umano, con la sua sensibilità, poteva fare. Sue le didascalie e l’allestimento dei quadri nelle sale della Rocca. E poi, Corrado Baldoni Presidente dell'UNITRE di Umbertide e ideatore di tante belle iniziative oltre che attento e preciso coordinatore. Sergio Magrini, senza il quale non avremmo potuto avere le bellissime cornici di alcuni disegni, costruite con dovizia di particolari in tempi record. E le bravissime ed instancabili collaboratrici dell'Università della terza età.

Il mio grazie va ancora ad Achille jr Roselletti - per me “Chico”, retaggio della nostra infanzia/adolescenza - che tremava come una foglia per 1'emozione e perché, ne sono sicura, quel momento lo ha riportato a ricordare inevitabilmente la scomparsa del suo di babbo.
Hanno chiusa questa emozionante manifestazione, il Sindaco Luca Carizia e l'Assessora alla Cultura Sara Pierucci che fin dall'inizio hanno sostenuto e voluto questa mostra; le loro parole così sentite e commoventi ne sono la dimostrazione. Queste le persone che sono intervenute sul palco, poi c'è il calore di chi è venuto a Teatro, le continue testimonianze di gente che io e la mia famiglia incontriamo per strada; Vittorio Dragoni con il suo affetto e la sua professionalità, poi il mio pensiero va a mia madre, a mia sorella, ai miei zii e a tutti i miei cari. Ed infine un ringraziamento va a mio padre, che non solo ha lasciato scritto per fila e per segno come doveva essere esposta la mostra, inventariando centinaia di disegni, pubblicità, locandine e calendari ma soprattutto perché ha lasciato alla sua adorata Umbertide un'eredità affettiva e creativa che lo ripagherà eternamente di tutti i sacrifici fatti dal momento che, citando Foscolo, “un uomo non muore mai, se c'è qualcuno che lo ricorda”.
L'idea poi che le sue opere siano esposte alla Rocca la leggo come un segno del destino, un cerchio che si chiude visto che lui nacque nel 1946 proprio tra quelle mura, le stesse dove i colori di un'infanzia spensierata di tanti anni fa si mescolano con quelli di una bella cittadina umbra attraversata dal Tevere, ricca di storia e di storie e perché, in fondo, La Fratta di Adriano è La Fratta di tutti!

Le foto sono della famiglia, di Fabio Mariotti e dell’Archivio fotografico del Comune di umbertide.
N.B. Tutti i Calendari storici di Umbertide si trovano su umbertidestoria.net – Sez. “Storia per temi”, in fondo alla lista.
GALLERIA FOTOGRAFICA PER TEMI












30/04/26
