LA GRANDINE

I RIMEDI CONTRO LA GRANDINE

di Giuliano Sabbiniani


La grandine era - ed è - il nemico numero uno per l'agricoltura: il suo arrivo improvviso provocava danni, a volte irreparabili, ai raccolti dai quali dipendeva spesso la sopravvivenza di intere famiglie.

È ovvio che nel mondo contadino si ricorresse a qualsiasi mezzo per tenerla lontana, dagli scongiuri alle superstizioni, dalle preghiere alle processioni.

Si credeva che il suono delle campane avesse la virtù di "rompere le nuvole" e di allontanare il pericolo incombente della grandine. Non tutte le campane, però, erano considerate ugualmente efficaci: ad alcune si attribuivano maggiori poteri nel tenere lontana tale calamità, come la campanella della chiesa della Madonna della Piazza a Colle di Montecorona.

La Ginetta, che abitava vicino alla chiesa di Colle, quando si accorgeva dell'avvicinarsi del temporale, lasciava la sua bottega e correva a suonare la campanella: gli agricoltori le furono sempre riconoscenti per gli allarmi lanciati.

Quando il suono delle campane avvertiva dell'approssimarsi delle nubi portatrici di grandine, in ogni casa colonica c'era pronto sempre qualcuno a impugnare un fucile per tirare alcuni colpi in alto, contro questo nemico che, avanzando, minacciava di provocare la rovina dei seminati e dei frutti. Mentre gli uomini erano intenti a tirare le fucilate, le donne praticavano altri scongiuri. Era usanza a Montecorona prendere la paletta del camino, mettervi sopra un po' di semola e di palma benedetta triturata, bruciare il tutto e mettere la cenere fuori casa.



(Dal suo libro “Montecorona – la Tenuta e la sua gente” – gruppoeditorialelocale, Digital Editor srl, Umbertide - 2021)

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