I CANESTRI E I PANARI

LA LAVORAZIONE DI PANARI , SCOPE E CANESTRI DI VIMINI

C'erano poi altre figure che non lavoravano per la Tenuta, ma svolgevano attività in proprio, utili a tutta la comunità di Montecorona e dintorni: tra queste il fabbricante di cesti di vimini, di panari e scope.

Sante (chiamato "Santino") Santini, abitante a Colle di Montecorona, era specializzato nella realizzazione di canestri e cesti in vimini, che servivano a contenere e trasportare i prodotti non liquidi, ma usati anche per tenere in ordine le provviste solide della casa.

I canestri venivano largamente usati nei lavori agricoli durante la raccolta di frutta, di legumi e di cereali.

La loro fabbricazione veniva fatta all'interno della casa o nei "fondi", spesso durante il periodo della cattiva stagione, quando i lavori agricoli ristagnavano.

La materia prima era costituita da rametti di "venco" (salice), di facile reperibilità, in quanto i salici crescevano nelle vicinanze di fossi o di "troscie" (stagni).

I salici erano potati nel periodo di luna vecchia, per evitare che si tarlassero; i rametti, immersi nell'acqua per un breve periodo, venivano poi tirati fuori per l'asportazione della corteccia e stesi ad asciugare al sole, per fare in modo che restassero bianchi; venivano rimessi di nuovo a mollo prima di essere utilizzati per fare canestri e cesti.

Santino era specializzato anche nella realizzazione di "panari" in terracotta, che venivano venduti in tutta l'alta valle del Tevere; questo lavoro poi venne ereditato dal figlio Elio che lo ha svolto fino a qualche anno fa.

Elio preparava l'impasto con argilla rossa e marmo polverizzato mescolati con l'acqua, poi metteva una parte dell'impasto su un tavolo rotante per sagomarlo in dischi di varia misura; quindi passava alla stagionatura e alla cottura in forno a legna, che durava dalle otto alle dieci ore.

Una volta raffreddato, per capire se il "panaro" fosse buono e non avesse difetti, lo percuoteva con le dita: se suonava "come una campana", era pronto per l'uso.

L'argilla proveniva dai dintorni: Elio la andava a raccogliere in luoghi particolari, la stendeva per farla asciugare e la liberava dalle impurità, 1a immagazzinava e a mano a mano che gli serviva, preparava l'impasto.

Una volta, quando le famiglie erano numerose, la torta al testo si faceva quasi tutti i giorni e perciò il "panaro" era molto usato; visto che con il tempo si deteriorava, diventava un oggetto molto richiesto e ci si doveva mettere in lista per averne un altro.

Santino ed Elio erano specializzati anche nel fabbricare le scope di "sagina", adatte per pulire i pavimenti di mattoni cotti delle case coloniche; esse venivano fatte con la parte terminale ad inflorescenza della saggina.

Elio realizzava anche le ramazze, usate per la pulizia di locali agricoli, utilizzando i rametti essiccati di "scopo" (erica scoparia) che legava a fastello intorno al manico.



di Giuliano Sabbiniani


(Dal suo libro “Montecorona – la Tenuta e la sua gente” – gruppoeditorialelocale, Digital Editor srl, Umbertide - 2021)



I CANESTRI E  I PANARI
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