I BOSCAIOLI

I BOSCAIOLI

Di Giuliano Sabbinniani


IL BOSCAIOLO


Altro lavoro esterno alla tenuta era quello del Boscaiolo


Fino alla fine degli anni Cinquanta, il lavoro nei boschi ha interessato molti abitanti di Montecorona. In questo territorio, povero di risorse naturali e di occasioni lavorative, il legname rappresentava un punto importante per l'economia locale. Le Tenute di Montecorona e di Ascagnano erano, e ancora lo sono, proprietarie dei boschi che ricoprono l'intero monte Corona e che si estendono sino ad Elceto di Valenzino.


Essi, seguendo le diverse quote toccate dai crinali, sono costituiti da cerro, farnia, quercia, castagno, leccio; nella parte del monte che circonda l'Eremo, il bosco è formato da abeti e cedri. Attorno a quest'esteso patrimonio boschivo, si muoveva tutto un mondo interessato, in qualche misura, a trarne di che vivere, prima fra tutti il boscaiolo, che si occupava del taglio degli alberi, secondo regole tramandate da una secolare esperienza. Il taglio del bosco, per la produzione di legna da ardere, richiedeva grossi sacrifici, sia in termini di fatica che di condizioni lavorative, spesso disagiate e pericolose.


I fratelli Abitàno e Aronte Pieroni, abitanti a Colle di Montecorona, lavoravano nei boschi; nei mesi invernali tagliavano gli alberi, nei restanti mesi dell'anno lavoravano il legname per ottenerne le traverse per le ferrovie e le travi per i tetti: tutto questo lavoro veniva svolto con strumenti rudimentali, come ascia, sega e segone.

I fratelli Pieroni venivano chiamati quando si presentava la necessità di abbattere e ridurre in travi e tavole esemplari arborei di grandi dimensioni.


I grandi cerri ed i vetusti castagni venivano talvolta tagliati "nel piede", ovvero senza abbatterli: se ne ricavavano travi direttamente dal tronco privato dai rami. Quest'attività richiedeva un particolare dispendio di energie e una dimestichezza eccezionale con gli attrezzi del mestiere.

Venturelli Lazzaro, detto "Nenino", per tutta la sua vita ha lavorato nei boschi, sia in quelli del comprensorio che in altri delle vicine Romagna e Toscana. Egli aveva scelto di intraprendere questo lavoro mosso da una passione viscerale che ha poi tramandato ai figli; essa attenuava parzialmente le fatiche e le difficoltà.


I boschi di Montecorona, in alcuni casi, sono ubicati in località impervie; di conseguenza il trasporto della legna dal bosco alla strada era alquanto difficoltoso. Venturelli effettuava questo trasporto servendosi dei muli da lui stesso allevati: guidava, nei sentieri del bosco, lunghe file di questi pazienti e robusti quadrupedi per recuperare il legname tagliato.

Per l'abbattimento degli alberi, fino agli anni Cinquanta, si utilizzava l'accetta e l'operazione richiedeva personale esperto; la sramatura, eseguita con roncola ed accetta, veniva svolta, invece, da coloro che avevano meno esperienza e professionalità.


Nenino ha trasmesso l'entusiasmo di lavorare nei boschi ai figli, i quali tuttora hanno un'impresa di produzione e vendita di legname; i muli sono stati sostituiti da moderni trattori e le accette e i "marracci" o roncole da moderne motoseghe; questi macchinari permettono di effettuare le stesse operazioni in tempi assai più brevi e con un minor dispendio di energie fisiche.


(Dal suo libro “Montecorona – la Tenuta e la sua gente” – gruppoeditorialelocale, Digital Editor srl, Umbertide - 2021)


I BOSCAIOLI
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