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Rosa Falanga

Racconto di
ROSA FALANGA
trascritto dal nipote Raffaele Fontana

Nacqui il 23 agosto del 1923. Abitavo con la mia famiglia a Torre del Greco e facevo la contadina. Poi venne la guerra. In quel difficile periodo della mia vita avevo circa venti anni, ero già sposata e avevo una figlia. Ho visto con i miei occhi tanti episodi di guerra che accadevano a Napoli, inoltre anche la mia famiglia fu coinvolta, perché mio marito, come tanti altri napoletani, trovò lavoro come civile in un campo di concentramento nazifascista nei pressi di Napoli, da dove tornava a casa solo una volta al mese per portarci i soldi dello stipendio.

Ripensando a quei momenti divento triste, perché ricordo ancora la paura, la tristezza per le persone che perdevano la vita, ma soprattutto la sensazione più brutta che fu la fame. In quegli anni le donne non lavoravano, si viveva solo con i soldi che i mariti portavano a casa; con la guerra alcuni uomini partirono per il fronte, altri scappavano per non partire, di conseguenza non c'erano più soldi ma tanta miseria. Ricordo che spesso mangiavamo bucce di patate ed erbe amare, che mettevamo a bagno otto giorni prima per renderle più commestibili: purtroppo erano le uniche cose che si trovavano facilmente. I momenti difficili furono tanti, ma quello che non potrò mai dimenticare è stato un incidente avvenuto in casa mia, che mi portò via per sempre due fratelli e per molto tempo anche mio marito. Era un giorno come tanti altri; eravamo tutti in casa quando, a un certo punto, entrarono dei Tedeschi che distrussero quel poco che avevamo. Mio marito con i miei due fratelli, presi dall’ira, uccisero a botte uno dei soldati. Per la paura di essere presi, fuggimmo subito e ci rifugiammo a circa tre o quattro chilometri da casa, dove c'erano alcune grotte sicure. Dopo diversi giorni finirono i viveri, quindi gli uomini furono costretti a uscire per cercare da mangiare: quella fu l'ultima volta che vidi i miei due fratelli, perché i Tedeschi riuscirono a prenderli e li portarono in un campo di concentramento in Austria. Passarono diversi giorni e, non vedendoli tornare, incominciai a pensare al peggio. Dopo tre mesi mio marito tornò a casa e mi raccontò che li avevano fatti lavorare duramente e che i miei due fratelli erano stati uccisi.


Oggi, ricordando tutti questi episodi, vorrei tornare indietro per cancellare la guerra e tutte le conseguenze che ha portato.


Raffaele Friano, marito di Rosa Falanga
Raffaele Friano, marito di Rosa Falanga

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