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Umbertide

history and memory

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Rosa Barafani

Racconto di
ROSA BARAFANI
trascritto dal nipote Matteo Belia

Nacqui il 14 marzo del 1923 a Sant'Andrea di Sorbello. Nel 1941 la Seconda Guerra Mondiale entrò prepotentemente nella mia vita, perché due dei miei fratelli furono chiamati uno al fronte e l'altro al servizio di leva. Antonio venne preso prigioniero in Egitto; noi familiari non ricevemmo notizie per più di sei mesi e mio fratello più piccolo, Giuseppe, si ammalò di un esaurimento da cui finora non è riuscito a guarire. Invece Giovanni venne richiamato per pochi mesi a Fano.


A destra Antonio Barafani in uniforme
A destra Antonio Barafani in uniforme

Poi, tre anni dopo, iniziarono i bombardamenti nel nostro territorio: Castel Rigone e Preggio, poi Sant'Andrea di Sorbello, Sant'Anna e Umbertide. Ogni volta che si verificava un bombardamento la mia famiglia, insieme ad altre, tra le quali i Belia, i Donati, i Binari e i Simoncini, si raggruppava in una capanna fatta di legno, che avevamo costruito in mezzo a un bosco nascosto da due fossi: qui trascorremmo molti giorni e molte notti. Castel Rigone e Preggio furono bombardati una sola volta e in quella sola volta venne bombardato il toppo Munziano e fu sterminata la famiglia Braconi, composta da quattro persone.

Quando i Tedeschi arrivarono a Sant'Andrea di Sorbello, andarono dalla famiglia Belia e presero Pietro, che sarebbe successivamente diventato mio marito, suo cugino e il padre del cugino e li portarono tutti e tre a scavare buche per mettere le mine. Mio marito, sfortunato come sempre, non finì insieme al cugino e allo zio e fu trattenuto più a lungo con un fucile puntato contro di lui perché il terreno durissimo lo aveva ostacolato nello scavare le buche.

Nel frattempo i Tedeschi rastrellavano le case, portavano via il bestiame e tutto quello che trovavano e maltrattavano le persone. Quando passò il fronte, fecero saltare il ponte di Sant'Andrea di Sorbello per non far passare nessuno.

Una notte a casa mia arrivarono due sconosciuti; visto che la luce non c'era, io, che ero la più coraggiosa, li feci attendere per accendere la centilena a carburo. I due, appena entrati, s'intrufolarono e sbaragliarono tutto in cerca di un partigiano; poi, visto che non lo avevano trovato, vollero mangiare.


Così si concludono i miei ricordi di un periodo privo di pace e di libertà.


Rosa Barafani a diciotto anni
Rosa Barafani a diciotto anni


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