top of page

Umbertide

history and memory

  • Youtube
  • Facebook
  • Instagram
  • cinguettio

Pompeo Rondoni

Racconto di POMPEO RONDONI
trascritto dal nipote Federico Rondoni

Nacqui a Umbertide il 14 giugno 1930.

  Durante il periodo della guerra abitavo in piazza San Francesco. In famiglia eravamo sette; mia madre lavorava in casa e mio padre aveva un'officina in Via Roma, dove attualmente si trova un pub, dove andai a lavorare anch'io all'età di tredici, quattordici anni.

  Durante la guerra per mangiare occorreva una tessera con dei bollini, ma il cibo che potevamo prendere era in quantità limitata. Per prendere la carne, dovevamo andare a fare la fila presso il macello nella zona industriale e spesso eravamo costretti ad aspettare dalle cinque alle sette del mattino, fino a che non apriva. Per prendere il pane, usavamo sempre la tessera; il più delle volte il pane era fatto di paglia piuttosto che di grano, perché quando si metteva a tostare prendeva fuoco.

  La mia giornata trascorreva nell'officina; io e mio padre riparavamo trattori e altri attrezzi agricoli. Mi ricordo che mio padre aveva fatto portare all'officina da alcuni contadini un aereo tedesco caduto vicino a Monte Tezio. Con le parti dell'aereo in alluminio costruivamo macchinette per la pasta, rubinetti per le botti e pettini fitti e radi.

  La mattina del 25 aprile 1944 mi trovavo nell'officina con mio padre e con uno sfollato di Terni, del quale non ricordo il nome; stavamo riparando un trattore. A un certo punto sentimmo degli scoppi assordanti e poi un sordo boato.

Lo sfollato di Terni, che era già stato sotto i bombardamenti, prese immediatamente la bicicletta e fuggì via per Via Roma dalla parte opposta dove stava avvenendo il bombardamento. Prima di scappare gridò a mio padre Peppino, “Peppino, svelto, svelto che bombardano!", ma lui, invece di scappare chiuse le porte, mi prese e mi portò con lui sotto al tornio. Finito il bombardamento della mattina, andai a pranzo e poi il pomeriggio ritornai all'officina. Quando verso le quattro del pomeriggio avvenne il secondo bombardamento su Umbertide, fu bombardata l'imboccatura di Via Roma e le volte dell'officina vennero percorse da grandi fenditure.

  Dopo il bombardamento non tornammo più all'officina fino al passaggio del fronte tedesco, infatti i Tedeschi minarono alcuni dei nostri attrezzi tra cui il tornio e il trapano a colonna. Un giorno, dopo il passaggio del fronte, mio padre vide venire verso di lui due Tedeschi con un fazzoletto bianco legato sul fucile, che chiedevano da che parte si fosse diretto il fronte, ma lui, invece di mandarli a nord nella direzione giusta, li spedì a sud.


Fig. 1: Pompeo Rondoni, il primo a destra, con alcuni amici di fronte alla porta dell'officina del padre in Via Roma.
Fig. 1: Pompeo Rondoni, il primo a destra, con alcuni amici di fronte alla porta dell'officina del padre in Via Roma.

  Durante il passaggio del fronte i Tedeschi ci rubarono tutti gli attrezzi e così non potemmo più fare il lavoro di prima, ma ci organizzammo comunque ed escogitammo di fondere le balestre dei camion da guerra per fare la duplicazione delle chiavi su stampi.

  Spero tanto di non dovermi più ritrovare sotto le bombe e spero che non debba più trovarcisi nessuno.

Galleria

bottom of page