history and memory

Pietro Migliorati
Racconto di
PIETRO MIGLIORATI
trascritto dal nipote Giulio Citti
Nacqui il 6 dicembre 1924 nella frazione di Montecastelli; abitavo in un podere agricolo dapprima denominato "Cavaliere II" e successivamente detto "Fondeo", ubicato vicino alla strada Tiberina. La mia famiglia era composta da otto persone: io, mio padre, mia madre, mio fratello Primo, lo zio Giovacchino con la moglie Cristina, i miei nonni Eugenio e Filomena. Tutti lavoravano nel podere a mezzadria e il padrone era il Dottor Paci.

La “mia" Seconda guerra mondiale iniziò il 19 agosto 1943, quando venni chiamato per il servizio militare presso la Caserma “Cecchignola" di Roma.
Dopo alcuni giorni fui trasferito in provincia di Littoria, che oggi non esiste più, o che forse si chiama Latina. Ero addetto alla mensa Ufficiali dove facevo il cameriere. Ero vestito di bianco con i piatti e il pentolone; mi insegnavano anche l'uso delle armi e confesso che in quei giorni vissi anche attimi di divertimento: ho persino imparato a fumare.

L'8 settembre 1943 ci fu l'armistizio e in quel periodo fu anche costituita la Repubblica di Salò; il sergente maggiore della nostra Caserma ci chiamò e ci disse: "Chi si può salvare, si salvi!!". Siccome non volevo combattere al fianco dei Tedeschi, decisi di tornare al mio paese; fu molto pericoloso perché tutti quelli che fuggivano, in caso di cattura, venivano fucilati. Vestendo gli abiti e le armi da militare ero facilmente riconoscibile, di conseguenza sopra i Colli Romani, mi imbattei nella casa di un pastore e gli proposi di barattare i miei vestiti con i suoi da civile; questo mi rese il viaggio estremamente più facile.
Quando tornai a casa, io e i miei compagni ci organizzammo in un gruppo e per una settimana vivemmo sfollati nei boschi di San Faustino, tra Montone e Pietralunga. A dire la verità avevamo con noi le armi, ma non le usammo mai.

Alcuni nostri parenti e amici anziani, a turno, ci portavano i viveri e i vestiti; dormivamo dentro delle capanne da noi costruite. Eravamo in sei e c'eravamo dati dei soprannomi per non farci scoprire: Cacagnespole (Elio Monini), Baffo (Primo Migliorati, mio fratello), l'Anguilla (Gaetano Fiorucci), Lo Ziro (Renato Monini), Napoli (Salvatore Tafini), il Signor Calabrilla (io).
Un giorno, preso dalla nostalgia di mia madre, tornai a casa, ma sfortunatamente m'imbattei nei Tedeschi che stavano facendo un rastrellamento. Mi salvai per miracolo saltando dalla finestra posteriore della casa e attraversando un campo di grano fino a raggiungere il Tevere.
Siccome a un certo punto non potevo più continuare a nascondermi così, decisi di presentarmi a Perugia al "Servizio del Lavoro", in questo modo i Tedeschi non avrebbero più potuto farmi nulla.

Mi ricordo di aver preso una licenza di quattro giorni che, come tutte le altre, dovevo far firmare dal Maresciallo di Umbertide al momento dell'arrivo e della partenza. Arrivato a casa, presi subito la mia bicicletta e mi diressi verso Umbertide: era il 25 aprile del 1944. Arrivato a Niccone, sentii improvvisamente un rombo di aereo; preso dal terrore, mi gettai con la bicicletta in un fosso e mi nascosi. Gli aerei mi passarono sopra la testa e, arrivati sopra Umbertide, sganciarono alcune bombe; seguirono delle esplosioni. Dopo circa due ore, durante le quali ero rimasto nel mio nascondiglio, cercai di farmi forza e mi diressi verso il paese per vedere cosa era accaduto. Quando arrivai, vidi uno spettacolo orribile: macerie ovunque, tante vittime, persone disperate.

Lo stesso giorno dell'anno seguente sarei tornato alle rovine del quartiere San Giovanni a festeggiare con i partigiani la fine della guerra.
Nel 1946 fui richiamato per finire il servizio militare a Cesano di Roma; ci esercitavamo sul lago di Bracciano, che si trova nel Comune di Anguillara. Lì, il 2 giugno 1946 votai per la prima volta la Repubblica. II 30 aprile del 1947 mi dettero finalmente il congedo illimitato.
Il ricordo degli anni di guerra è tuttora vivo nel mio cuore e mai potrò dimenticare le paure e le sofferenze vissute.





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