top of page

Umbertide

history and memory

  • Youtube
  • Facebook
  • Instagram
  • cinguettio

Maria Merli

Racconto
MARIA MERLI
trascritto dal nipote Federico Rondoni

Nacqui a Serra Partucci il 19 agosto 1935 da una famiglia di contadini; ero la più piccola di quattro figli.

Abitavamo in un podere chiamato "Castello", che si trovava proprio sotto il castello di Serra Partucci, dove i Tedeschi avevano stabilito i loro quartier generale. Poco lontano da noi i miei zii avevano dato asilo in casa loro a un sfollato di Gorizia di nome Domenico Cernic.

Un giorno una squadra di Tedeschi venne a pranzo a casa mia, bevvero troppo e uscirono nell'aia. A un certo punto passarono degli aerei alleati in ricognizione; uno dei Tedeschi, completamente ubriaco, prese la mitraglia e iniziò a sparare per aria verso l'aereo. Ci spaventammo a morte e, mentre i proiettili rimbalzavano sui muri, ci rifugiammo in casa: per fortuna l'aereo non sganciò nessuna bomba.

Il 25 aprile del 1944 mi trovavo a scuola a Campaola. A un certo punto sentimmo il rombo di alcuni aerei e uscimmo spaventati dalla scuola. Ai nostri occhi si offrì uno spettacolo agghiacciante: vedemmo gli aerei arrivare da Monte Acuto, fare un giro di ricognizione e successivamente sganciare le bombe su Umbertide. Finita la scuola, tornai a casa e trovai i miei genitori molto spaventati, ma purtroppo i pericoli non erano ancora finiti.

II 24 giugno 1944, era il giorno di San Giovanni, cinque persone vennero fucilate perché il giorno precedente un civile aveva ferito un soldato tedesco nel tentativo di rubargli la motocicletta. Tra quei cinque c'era anche Cernic Domenico, che era stato preso al posto di mio fratello. Mi ricordo che nella chiesa di Serra Partucci stava per iniziare la celebrazione della Messa, quando irruppero i Tedeschi e fecero uscire fuori tutti quanti, mettendoli in riga contro il muro; mio fratello Giuseppe stava arrivando da casa proprio in quel momento, ma non si era accorto di quello che stava succedendo, perché non poteva vedere la facciata della casa parrocchiale e la chiesa. Appena lo videro arrivare, i soldati presero proprio lui. Subito Domenico Cernic cercò di spiegare che Giuseppe era innocente parlando in tedesco, lingua che conosceva bene provenendo da Gorizia. I Tedeschi lasciarono libero mio fratello, ma per tutta risposta presero Domenico e lo caricarono su una camionetta per portarlo nel luogo della fucilazione. Dopo aver lasciato la Chiesa, si diressero verso la casa della famiglia Radicchi dove prelevarono due fratelli, Mario e Giuseppe, nonostante che il soldato ferito, presente anche in quel momento, fosse stato curato proprio in casa loro. Mentre scendevano, presero un uomo che passava per la strada con un carro, Ciribilli Bruno, poi anche uno della famiglia Centovalli, di nome Natale. I cinque prigionieri vennero messi con le spalle al muro del seccatoio dei Centovalli e vennero fucilati. lo non vidi i corpi delle vittime, ma andai a visitare il luogo dell'eccidio.

Al tempo ero ancora una bambina, avevo solo nove anni, e il ricordo di questi eventi si è fissato in modo indelebile nella mia memoria; credo proprio che siano i bambini a soffrire di più in momenti del genere e questo dovrebbe far riflettere molti, soprattutto i potenti.

Galleria

bottom of page