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Umbertide

history and memory

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Loredana Trentini

Racconto di
LOREDANA TRENTINI
trascritto da Giusi Pellino

Nacqui il 22 marzo 1928 a Umbertide. Abitavo con la mia famiglia nella viuzza alla sinistra della Rocca e del Teatro per chi arriva dal ponte sulla Reggia, precisamente vicino a dove oggi si trova un forno.


Fig. 1: Loredana Trentini (in basso a destra) il giorno della Prima Comunione. In questa foto, l'unica a ricordo della madre, è ritratta con tutta la famiglia.
Fig. 1: Loredana Trentini (in basso a destra) il giorno della Prima Comunione. In questa foto, l'unica a ricordo della madre, è ritratta con tutta la famiglia.

 

Durante la seconda guerra mondiale ero soltanto una ragazzina, ma capivo bene ciò che stava succedendo.

  La mattina in cui ci fu il bombardamento a Umbertide, il 25 aprile del 1944, mi trovavo dalla parrucchiera, l'Avelia Nanni, che aveva il negozio in via Cibo, davanti a dove un tempo sorgeva la farmacia; ero insieme alle mie sorelle Nadia, Marisa e Reana. All'improvviso sentimmo lo scoppio di una bomba; prese dal terrore, uscimmo dal negozio e iniziammo a correre sempre più velocemente. Tutto a un tratto ci trovammo proprio sotto a un aereo, su cui c'era un uomo con un mitra in mano che sparava a una colonna di Tedeschi.

Rimasi lì sotto, come immobilizzata, a osservarlo, anche se temevo di poter essere colpita; intanto le mie sorelle continuavano a fuggire e non si erano accorte di avermi lasciato indietro. La paura mi aveva come paralizzato le gambe. Per cercare di raggiungerle, inciampai e mi sembrò come di cadere nel vuoto. Quando toccai terra, battei la testa riportando una brutta contusione, poi riaprii gli occhi e mi ritrovai stesa in un campo di grano; mi rialzai tutta malconcia e raggiunsi le mie sorelle.

  Da quel giorno ci trasferimmo in una casa chiamata "San Savino", nella zona di Monte Corona, dove fummo costretti a sistemarci nella stalla insieme ai buoi. Per un po' stemmo bene, finché un giorno i Tedeschi passarono e trovarono due dei loro compagni morti lungo la strada che conduceva alla nostra casa.

I Tedeschi, completamente ubriachi, ci fecero uscire dalle case e ci misero al muro, puntandoci un mitra come se volessero ucciderci. Mia madre cercò di salvarci, dicendo con voce terrorizzata al capitano austriaco, che lei aveva una cognata della sua stessa nazionalità. Non so se fosse stata una grazia del Signore, ma il capitano non ci fece uccidere e, per di più, vedendoci tutti magri e sciupati, entrò nella casa del padrone e ci portò una filetta di pane, del sale e altre cose che non ricordo molto bene. Anche il capitano austriaco mangiò con noi, dopodiché se ne andò e noi potemmo finalmente tranquillizzarci. Qualche tempo dopo dovemmo ricambiare casa e ci rifugiammo presso l'Eremo di Monte Corona; lassù, a un certo punto, cominciarono ad arrivare soldati, non so di quale nazionalità, se Inglesi, Americani o Indiani, sapevo soltanto che era gente buona e che ci dava cibo, cioccolata e latte in polvere, che mi è rimasto impresso per il semplice motivo che non mi piaceva per nulla. Purtroppo ci diedero anche le sigarette e fu proprio allora che ho iniziato a fumare.



Fig. 2: Altre immagini di Loredana Trentini ormai adulta
Fig. 2: Altre immagini di Loredana Trentini ormai adulta

  Quando ritornammo in paese fu davvero dura: era tutto sporco e c’erano pulci e pidocchi dappertutto; ricordo che per togliere dalle maglie di lana i pidocchi delle pecore bisognava bollirle.

  Forse ora, ripensandoci con delle amiche o con le mie sorelle, viene spontaneo riderci e scherzarci sopra, ma in quel momento la mia opinione era ben diversa.


Fig. 3: Altre immagini di Loredana Trentini ormai adulta.
Fig. 3: Altre immagini di Loredana Trentini ormai adulta.

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