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Umbertide

history and memory

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Introduzione

La pubblicazione di questo libro è il risultato di un lavoro nato, dapprima, nella veste di laboratorio di lettura e scrittura e successivamente ampliatosi...

INTRODUZIONE


La pubblicazione di questo libro è il risultato di un lavoro nato, dapprima, nella veste di laboratorio di lettura e scrittura e successivamente ampliatosi.

L'idea iniziale è scaturita dal ricordo dei racconti di mia nonna, che da tempo mi risuonavano in mente e che mi suscitavano una serie di interrogativi. Perché non recuperare quell'immenso patrimonio di esperienze umane che ci circondano? Perché non ricordare il valore e il dolore delle persone che vivono accanto a noi? Perché non ribadire che la guerra accresce all'estrema potenza la sofferenza, che è comunque presente nella nostra vita?


Accampamento militare con Manlio Caracchini in primo piano. Foto archivio fam. Caracchini
Accampamento militare con Manlio Caracchini in primo piano. Foto archivio fam. Caracchini

Tale progetto, quindi, si è progressivamente proposto di avvicinare i ragazzi alla conoscenza della storia locale, attraverso un lavoro che li vedesse protagonisti come raccoglitori di informazioni e narratori. Il fine era quello di aiutarli a comprendere che la storia non è un racconto fantastico o lontano dall'esperienza quotidiana, ma è il frutto della vita di uomini come noi, che la storia del nostro paese è stata fatta anche dai loro nonni, che la guerra non è un effetto cinematografico, ma un evento terribile che può sconvolgere la vita di singoli e di interi popoli.


Allora siamo andati a ricercare e soprattutto ad ascoltare l'esperienza di nonni, parenti o vicini di casa e, trascrivendo il racconto di parte della loro vita, abbiamo voluto ricordare la loro sofferenza, le loro paure e il loro eroismo vissuto anche e non solo nella quotidianità. Ecco perché il titolo Nonno, raccontami la guerra.

Con il termine "nonno" ci siamo riferiti anche a tutti coloro che non erano realmente i nostri nonni, perché ci siamo sentiti stretti a loro da un legame che passa attraverso la condivisione delle loro storie.

II risultato del nostro lavoro è questo saggio, che non consideriamo un libro di storia ma di vita. Siamo convinti che si potrebbero scoprire tanti altri ricordi e recuperare tanti altri "tesori", ma ci scusiamo con tutti coloro che avrebbero qualcosa da raccontare, perché forze e tempi sono per noi limitati e siamo stati costretti a circoscrivere il nostro campo d'azione.


I ragazzi della III A (a.s. 2004-2005) hanno dimostrato grande impegno e interesse, pertanto credo proprio di poter affermare che siano stati raggiunti quegli obiettivi che avevo inizialmente inserito nel progetto come traguardo ipotetico. Molti di loro, attraverso lo studio del passato, hanno acquisito un atteggiamento più maturo e responsabile di fronte ai problemi della nostra società, hanno sviluppato un profondo rispetto per gli anziani, maturando la consapevolezza che nelle loro vite sono racchiuse vere e proprie perle di saggezza, hanno ancora di più affermato il loro rifiuto della guerra e di qualsiasi tipo di sopraffazione che violi la libertà e la dignità delle persone, si sono convinti dell'importanza della riscoperta del patrimonio storico del proprio paese per crescere con maggiore consapevolezza nel presente.

Naturalmente non è mancato anche l'aspetto più strettamente didattico, per cui hanno sviluppato anche un maggior piacere e una migliore competenza per I'ascolto, la lettura e la scrittura e sono stati introdotti alla pratica della ricerca storica. Il lavoro è stato lungo: maturato già alla fine dello scorso anno scolastico (2003-2004), i ragazzi hanno cominciato a lavorarvi effettivamente durante le vacanze estive realizzando alcune interviste. È poi continuato per tutti questi mesi, attraverso la ricodificazione delle interviste in racconti in prima persona e attraverso la raccolta e la selezione dei documenti forniti dai testimoni. Quest'attività è stata, poi, completata dalla lettura di testi già pubblicati in merito da nostri concittadini e da un costruttivo confronto con l'ingegner Mario Tosti. II lavoro si è svolto prevalentemente in orario mattutino, con l'aggiunta di ore pomeridiane impiegate per il lavoro in piccoli gruppi, finalizzato alla correzione formale dei testi e alla loro impaginazione.


Altre cose ci restano ancora da fare prima che si concluda questo anno scolastico: abbiamo già un testimone pronto a venire in classe a raccontare a tutti la sua storia, dobbiamo continuare la lettura dei testi sopra menzionati e abbiamo in programma un'uscita didattica pomeridiana a Serra Partucci e Penetola con la partecipazione dei genitori.


Concludo sottolineando quanto sia stato costruttivo per me vedere questi ragazzi scoprire esperienze che non si sarebbero mai potuti immaginare, imparare ad ascoltarle con attenzione e a raccontarle con il cuore. Servirebbero proprio lavori di questo tipo per formare lo spirito critico dei giovani dell'era della globalizzazione, abituati ad assistere in tempo reale a catastrofi, guerre e ad altri eventi drammatici, ma quasi anestetizzati al dolore. I mass media presentano loro un'infinità di immagini e parole spesso vuote, incapaci ormai di toccare i cuori e la coscienza, tanto sembrano una finzione, una storia lontana da chi vive nel benessere e nella sicurezza.


Prof.ssa Claudia Picottini

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