top of page

Umbertide

history and memory

  • Youtube
  • Facebook
  • Instagram
  • cinguettio

Bruno Porrozzi

Racconto di
BRUNO PORROZZI
trascritto da Federico Rondoni

Nacqui il 9 giugno 1929 a Buzzacchero, presso Umbertide. La mia vita durante la guerra non fu molto movimentata fino all’inverno dell'43 - ‘44.

  Una sera, mentre fuori nevicava molto forte, io e la mia famiglia sentimmo bussare alla porta: erano circa le 21:00. Mio padre andò ad aprire e vide che era un soldato tedesco ferito al petto da un mitragliamento inglese. Ci chiese qualcosa per medicarlo e mia madre gli porse una bottiglietta con dentro dell'acqua ossigenata e una fascia per proteggere la ferita. Cercammo di parlare con il soldato e lui ci disse che, se potevamo, dovevamo andare via da quel posto perché sarebbero arrivati giorni molto tristi, tanto più che per quella strada passavano molto spesso colonne di soldati. Noi prendemmo in considerazione l'idea di andare via, ma in realtà non ci decidevamo mai. Da casa nostra cominciammo a vedere gli aeroplani inglesi che sorvolavano Umbertide per poi andare a bombardare I'aeroporto di Sant'Egidio, in mano ai Tedeschi. I bombardamenti s'infittirono con il passare del tempo fino al 25 aprile '44, quando ci fu quello del quartiere S. Giovanni, oggi Piazza XXV Aprile.

  Durante gli anni di guerra le scuole a Umbertide funzionavano in modo parziale, perché i locali della scuola elementare Garibaldi, che allora comprendeva sia le elementari sia le medie Pascoli e Mavarelli, erano occupati dai soldati tedeschi e gli alunni erano costretti a non frequentare le lezioni. Per la verità furono occupati dai soldati solo i locali delle Pascoli. Eravamo costretti ad andare a scuola a San Francesco a turni, alternando Mavarelli e Pascoli, e anche gli alunni delle elementari furono costretti a fare dei turni la mattina e il pomeriggio.

  La mattina del 25 aprile ’44 io e la mia classe non eravamo a scuola, perché il nostro turno era quello pomeridiano. Io mi trovavo a casa e ricordo che stavo leggendo un capitolo di storia, sul quale sarei stato interrogato il pomeriggio dal professore Luigi Gori di Perugia. Prima delle dieci sentii il frastuono di alcune bombe, uscii di casa e vidi il bombardamento sul paese: colonne di fumo molto denso oscuravano il sole e gli aerei inglesi sorvolavano il centro. Saltai subito sulla bicicletta per recarmi a Umbertide a rintracciare mio fratello Carlo, che era andato a scuola. Arrivato a Umbertide centro, chiesi a diverse persone se lo avevano visto: qualcuno mi disse di averlo visto con Coletti nella zona della pineta di Civitella. Rincuorato dalla notizia, mi misi a controllare i diversi morti, vittime del bombardamento, perché non ero ancora sicuro che avrei rivisto mio fratello. In questa circostanza trovai, nella zona dove ora è situata l'edicola in piazza Matteotti, allora piazza Umberto I, il corpo senza vita della mia professoressa di matematica, Cozzari Virginia, vittima dello spostamento d'aria. Ho continuato a cercare, ma non mi sono potuto recare in fondo a via Cibo perché la strada era piena di macerie: per fortuna mio fratello e il suo amico Coletti si erano salvati ed erano già ritornati a casa.



Fig. 1: Bossolo di proiettile di cannone da cui il padre di Bruno Porrozzi ottenne con le dovute modifiche una borsa dell'acqua calda
Fig. 1: Bossolo di proiettile di cannone da cui il padre di Bruno Porrozzi ottenne con le dovute modifiche una borsa dell'acqua calda

  Da questo momento, seguendo il consiglio del soldato, cominciammo a prepararci per abbandonare casa nostra e recarci da sfollati a casa dei nonni materni, che risiedevano al colle di Monte Corona; vi rimanemmo per due mesi. Il 7 luglio 1944 tornammo a casa nostra dato che i Tedeschi erano stati sconfitti.

Per me la guerra finì lì. Quando ripenso a quei giorni, mi torna in mente una stranezza: io e i miei amici, forse per l'età che avevamo, non eravamo spaventati, ma prendevamo ciò che stava accadendo come un'avventura.

Galleria

bottom of page