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Umbertide

history and memory

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Aldina Orlandi

Racconto di
ALDINA ORLANDI
trascritto dalla nipote Cristina Fiorucci

Nacqui il 6 maggio del 1934 a Montone. La mia era una famiglia di contadini e abitavamo in una casa non molto bella in cui, come in tutte le altre, non c'era molta igiene. Mia madre si chiamava Edvige Morelli, mio padre Giuseppe Orlandi, ma era chiamato Pino. Stava spesso in casa e giocava sempre con me e mia sorella Elda, che aveva due anni meno di me.

Nel '42 nacque mio fratello Amato.

Quando iniziò il secondo conflitto mondiale avevo solo cinque anni. Ricordo poche cose, ma in particolare ripenso al fatto che tutte le famiglie avevano bisogno della tessera per mangiare, poiché dava diritto a ritirare pane, pasta e zucchero, mentre l'acqua si prendeva direttamente dal pozzo senza bisogno di fare la fila. A dire la verità non ho un bel ricordo del cibo, perché mio fratello, di soli cinque mesi, doveva mangiare il pane cotto, solo raramente con lo zucchero, perché costava molto e in quel periodo i soldi scarseggiavano.


Fig. n. 1: Aldina Orlandi
Fig. n. 1: Aldina Orlandi

A casa nostra ospitammo un amico di mio padre, molto più giovane di lui, di nome Angelo: proveniva dalla Francia, dove suo padre era precedentemente emigrato, e la sua casa era stata distrutta da un bombardamento. Un giorno sfuggì fortunatamente alla morte, che colpì invece un suo amico: Angelo si era fermato a dare informazioni a un passante, il suo amico passò sopra una mina e rimase ucciso. Se mi ricordo bene, quell'incidente accadde un lunedì del 1942, dato che mia madre tutti i lunedì portava mio fratello a fare una visita da una sua amica dottoressa di nome Maria.

Dopo qualche tempo Angelo venne chiamato in guerra in un posto di cui non ricordo il nome, ma sono sicura che non era in Italia. Rimase lì per molto tempo, ma a un certo punto si ammalò di malaria. All'inizio si pensava che non fosse molto grave, poi però dovette tornare a casa. Ogni giorno che passava stava peggio; prima poteva camminare e a volte aiutava mia madre a sbrigare le faccende di casa, dopo peggiorò sempre di più finché fu ridotto a stare per forza a letto, perché non si reggeva in piedi. A volte gli prendevano delle perdite di memoria e in quei momenti non si ricordava niente, né come si chiamava, né chi eravamo noi.

Dopo poco tempo ci lasciò per sempre. Mi ricordo che un giorno lo vidi steso sul letto con le mani giunte come se stesse pregando, allora sono andata a portargli l'acqua; lui però non mi rispondeva, così ho chiamato mia madre e lei mi ha spiegato che era andato in cielo insieme al suo amico morto a causa della mina. Mi disse anche di non piangere, ma io non ci riuscivo: anche se non era un parente, io gli volevo davvero bene. Chiesi a mia madre se Angelo aveva pronunciato qualche parola prima di morire e lei mi rispose che aveva detto che la guerra porta solo disgrazie, disperazione, dolore e moltissimi morti; aveva aggiunto che ci aveva sempre voluto bene, anche se non eravamo la sua famiglia, e che sarebbe andato in Paradiso, un posto bellissimo, da dove ci avrebbe guardato e sarebbe stato il nostro angelo custode. Aggiunse che, quando ci avrebbe guardato da lassù, sarebbe stato mano nella mano con Dio. Queste furono le sue ultime parole e io le porterò per sempre nel mio cuore finché non lo raggiungerò.

Alcuni dei momenti più brutti che vissi durante la guerra furono i bombardamenti. Le persone più giovani, appena sentivano il suono della campana della chiesa, che lanciava l'allarme, correvano subito in luoghi che credevano sicuri e speravano che quelle bombe non facessero male a nessuno. I più anziani non ci andavano perché dicevano che tanto, se dovevano morire, anche se si fossero messi al sicuro, non sarebbero vissuti ugualmente. Si poteva uscire solo quando la campana suonava di nuovo per annunciare che il pericolo era passato. Poi ci fu il bombardamento di Umbertide... e tutto il dolore che causò.


Questa è la mia storia, questi sono i miei ricordi: a nessuno mai, nemmeno al mio peggior nemico, augurerei di vivere ciò che abbiamo vissuto durante la guerra.


Fig. n. 2: Angelo al fronte
Fig. n. 2: Angelo al fronte
Fig. n. 3: Angelo al fronte
Fig. n. 3: Angelo al fronte
Fig. n. 4: Angelo al fronte
Fig. n. 4: Angelo al fronte

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