La Carbonaia

La Carbonaia di Montecorona

(A cura di Sergio Magrini Alunno)
E’ una vecchia carbonaia, ma in realtà è una evoluzione tecnologicamente avanzata rispetto a quelle tradizionali che si facevano ai margini del bosco su una piazzola sterrata senza nessuna struttura, ammucchiando sapientemente, a forma di cono, pezzi di legno che poi venivano ricoperti di terra. Si trova a Montecorona, in buono stato di conservazione, vicino all’ingresso superiore dell’azienda nel campo dove secondo i racconti dei nostri nonni c’era anticamente il cimitero dell’Abbazia. Fu costruita per produrre il carbone necessario a far funzionare i mezzi a motore dell’azienda (trattori, camion, auto) che, allora, ”andavano” a gasogeno. Reperire i carburanti tradizionali era quasi impossibile, a causa delle sanzioni imposte all’Italia, dalla allora Società delle Nazioni, dopo l’invasione dell’Etiopia del 1936.
All’interno della struttura in muratura c’è una cisterna cilindrica in acciaio che veniva riempita dal cono di acciaio superiore, con la legna, disposta a raggiera, destinata a diventare carbone. Il cilindro veniva chiuso con due lamiere ed il cono sigillato con un coperchio.L’alta temperatura necessaria veniva prodotta dalle fiamme che salivano nella intercapedine presente tra il muro e la parete esterna della cisterna. Al momento dello “sforno” il carbone veniva vagliato a mano per separarlo dalla polvere, dalla graniglia e da tutte le impurità presenti.
La foto fa vedere lo sportello a due ante da dove veniva estratto il carbone, l’apertura più piccola sotto che serviva per alimentare il fuoco e quella ancora più in baso, seminascosta, da dove veniva estratta la cenere. I vapori emessi dalla legna durante la combustione venivano recuperati: attraverso il cilindro orizzontale passavano nel tubo verticale alettato dove condensavano e finivano in una vasca di raccolta posta sotto.
Nella parte alta della vasca si raccoglieva un catrame liquido la “carbolina” o “carbulina” che veniva utilizzata per impermeabilizzare il legno (pali, barche) e sul fondo si depositava la parte più solida la “pece” un ottimo sigillante, con una grossa adesione al supporto e impermeabile (i calzolai, passandolo ripetutamente sulla pece, rendevano resistente alle intemperie il filo con cui cucivano gli scarponi). Spesso con la”carbolina” veniva inzuppato uno straccio a cui si dava fuoco per mettere in moto il trattore Landini “testa calda”.
Il carbonaio era Nino Gallo del Colle di Montecorona, che senza nessuno strumento a disposizione sapeva come mantenere la temperatura giusta e gestire tutte le fasi dell’operazione che durava vari giorni. La carbonaia è rimasta in funzione fino ai primi anni del 1950.
Il gasogeno come carburante era già conosciuto alla fine dell’ottocento ma il suo impiego fu ripreso durante la guerra quando i carburanti erano riservati all’esercito. Era in effetti una soluzione di emergenza: si trattava praticamente di una stufa che bruciava carbone o legna ed i fumi della combustione fungevano da carburante. L’impianto era pesante poco aereodinamico, nella maggior parte dei casi veniva sistemato sul retro sopra il paraurti, altre volte sul fianco destro tra le due portiere o sulla parte anteriore della macchina, più raramente su un apposito carrellino attaccato alla macchina. Era necessario apportare varie modifiche come la sostituzioe del carburatore con un miscelatore e l’inserimento di filtri. Le prestazioni erano modeste e per fare 100 chilometri ci volevano 10/15 kg di legna. (Fonti: Fonti orali)

La Carbonaia

Sportello della Carbonaia (foto di Sergio Magrini Alunno)

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La Carbonaia nel campo dove tradizionalmente si dice sorgesse il cimitero dell'Abbazia

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Nella foto lo sportello a due ante da dove veniva estratto il carbone, l’apertura più piccola sotto che serviva per alimentare il fuoco e quella ancora più in basso, seminascosta, da dove veniva estratta la cenere. (foto di Sergio Magrini Alunno)

Nella foto è visibile il cilindro orizzontale che trasportava i fumi provenienti dall’interno.  (foto di Sergio Magrini Alunno)

Nella foto è visibile il cilindro orizzontale che trasportava i fumi provenienti dall’interno. (foto di Sergio Magrini Alunno)

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Qua è visibile il tubo verticale alettato dove scendevano i vapori condensati. (foto di Sergio Magrini Alunno)