il Vin Santo

Fare il Vin Santo

(A cura di Sergio Magrini Alunno)

Durante la vendemmia venivano scelti i grappoli migliori di uva bianca e venivano appesi in cucina dove rimanevano fino a poco prima di Natale. In questi mesi l’uva oltre al processo di appassimento, che elimando l’acqua aumentava la parte zuccherina, veniva affumicata dal fumo che spesso era presente nelle cucine di campagna. Dopo l’appassimento l’una veniva tolta dai raspi acino per acino, macinata (polvere compresa) e spremuta con un piccolo torchio. Il mosto rimaneva a fermentare in un “bigoncio” di legno per tre quattro giorni. La botticella (“caratello”) del vinsanto ”vecchio” veniva svuotata di eventuali rimanenze avendo cura di lasciarvi la “madre” (lieviti) e senza lavarla ci veniva versato il vin Santo nuovo. Si aspettava per alcuni giorni poi il caratello veniva perfettamente sigillato e lasciato invecchiare almeno un anno prima dell’imbottigliamento.



Il Vino santo da uve affumicate dell’Alta Valle de Tevere è un presidio slow food
In attesa di una modifica del disciplinare della DOC dei Colli Altotiberino che inserisca il “vinosanto” attualmente è riconosciuto come Bianco Passito IGT Umbria

il Vin Santo

"Bigoncio " per il Vin Santo (foto di Sergio Magrini Alunno)

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"Caratello " per il Vin Santo

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