i Sediari

La tradizione dei "sediari"

(A cura di Sergio Magrini Alunno)

Venivano in autunno inoltrato quando da loro erano fermi i lavori in campagna ed erano molto abili a fare sedie che chiamavano "careghe", loro si definivano "careghèti". Quelli che operavano nella nostra zona tornavano tutti gli anni e il loro cognome era Kenet , venivano da Gosaldo un piccolo paese dell’Agordino in provincia di Belluno arrivavano in treno sul quale avevano caricato le loro biciclette dopo essere passati da Comacchio dove facevano scorta del giunco palustre necessario per impagliare le sedie che costruivano.

Giravano in bicicletta nelle nostre zone proponendosi ai potenziali clienti che eventualmente avrebbero dovuto fornire Il legno necessario; se l’interessato disponeva di legname idoneo procedevano subito alla costruzione delle sedie altrimenti sceglievano assieme il legno da conservare in posto idoneo a stagionare, pronto da usare l’anno successivo quando sarebbero tornati. Lavoravano con i pochi attrezzi che portavano sui portapacchi delle bici ed era sorprendente vedere come ogni pezzo venisse fatto con pochi colpi esperti. La seggiola veniva poi lisciata e impagliata ma i pezzi erano tenuti insieme dalla precisione degli incastri: non venivano assolutamente usati né colla né chiodi.

Molti di noi hanno ancora, in qualche ripostiglio, qualcuna di quelle seggiole, in molti casi si è rovinata l’impagliatura ma la struttura non si è allentata
Il loro punto di riferimento era la famiglia Zucchini che abitava allora vicino alla stazione di Montecorona dove tornavano tutti i sabato sera, dormivano nella stalla e trascorrevano riposando la domenica. Il lunedì mattina riprendevano il loro lavoro itinerante. Durante la settimana dormivano nelle stalle delle famiglie presso le quali facevano il lavoro.

Un sabato uno di loro, Domenico tornò dagli Zucchini che aveva la febbre, si fece preparare del caffè d’orzo e cominciò a berlo in una tazza dove metteva un po' d’orzo riempiendola poi con della grappa.
Nelle nostre campagne si beveva esclusivamente vino e la famiglia era preoccupata per la dosi massicce di grappa che avevano visto bere a Domenico ma la mattina dopo se lo trovarono davanti guarito e arzillo.
L’attività dei dei fratelli Kenet nella nostra zona cessò con l’inizio degli anni ’60,l’ultimo anno lasciarono agli Zucchini i loro attrezzi.

Quella degli artigiani delle zone alpine che d’inverno scendevano verso sud per lavorare era una usanza diffusa in molte zone ; ancora oggi, nel basso appennino modenese più un negozio di ferramenta è gestito dagli eredi dei calderai del trentino che stagionalmente arrivavano nella zona a riparare paioli, brocche e pentole di rame qualcuno vi ha trovato moglie ed è rimasto aprendo un negozio affine alla sua attività. Foto di Vincenzo Zucchini.

i Sediari

I sediari (foto di Vincenzo Zucchini)

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La famiglia Kenet, foto di Vincenzo Zucchini: immagine del 1959. In piedi da sinistra Giovanbattista (Titta),Domenico e Bernardo Kenet ,seduti due loro parenti : da sinistra Walter e Mario.

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Gli attrezzi dei sediari

Portapacchi a zaino utilizzato durante gli spostamenti in bici. Da notare le cinghie per fissarlo alle spalle.

Portapacchi a zaino utilizzato durante gli spostamenti in bici. Da notare le cinghie per fissarlo alle spalle.

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