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Umbertide

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I "fuochisti" della Fornace

I fuochisti specializzati della Fornace Hofmann ( a cura di Francesco Deplanu e Sergio Magrini Alunno)

Persone e mansioni dell’ industria dei laterizi ad Umbertide: dalla produzione proto-industriale al sistema Hoffman.


A cura di Francesco Deplanu e Sergio Magrini Alunno


L’area oggi nota come quartiere "La Fornace” adiacente al centro storico di Umbertide, include uno dei siti di archeologia industriale più significativi dell'Alta Valle del Tevere: una fornace per laterizi. Questa attività, profondamente radicata nel territorio e nelle sue risorse naturali, ha accompagnato la crescita della comunità, fornendo nel tempo i materiali essenziali per la costruzione di edifici civili, religiosi e rurali.


Immagine n. 1: Immagine triplice da Fabio Mariotti ed Archivio Severi, ripresa dall'approfondimento sul nostro sito: https://www.umbertidestoria.net/la-fratta-del-seicento
Immagine n. 1: Immagine triplice da Fabio Mariotti ed Archivio Severi, ripresa dall'approfondimento sul nostro sito: https://www.umbertidestoria.net/la-fratta-del-seicento

Iniziamo il nostro percorso riportando il racconto dei nomi dei fuochisti specializzati,  sfornatori, informatori addetti alla produzione, alla manutenzione, falegnami ed operai della “Fornace” tramandati da Luciano Mercanti, grazie al lavoro sulla nostra memoria di Sergio Magrini Alunno: “Molti hanno lavorato alla fornace durante la sua lunga storia, ne citiamo alcuni dell’ultimo periodo: Capo operaio e fuochista: Antonio Bargelli Fuochisti: Fava Augusto, Bargelli Mario, Sfornatori: Selvi Francesco (Checco), Piobbichi Giuseppe, Rammaccioni Ugo. Infornatori: Bartolini Felice (Felicino), Romei Antonio, Ricci Vitiani Aldo. Addetti alla produzione: Camaleonti Narciso Chiavini Silvano , Pedana …, Cozzari… Officina manutenzione: Puletti Elio Falegname: Fiorucci Fausto e, poi Mariotti Remo, Caseti Pietro, Emilio Tognaccini , Fiorucci Bruno e molti altri di cui, purtroppo, non siamo venuti a conoscenza.”


Immagine n. 2: Immagine dei lavoratori della Fornace ripresa da Brochure di Umbria Progetti (oggi EXUP) relativa al progetto “Parco residenziale” della ex fornace  (2005) . Archivio fotografico famiglia Tognaccini.
Immagine n. 2: Immagine dei lavoratori della Fornace ripresa da Brochure di Umbria Progetti (oggi EXUP) relativa al progetto “Parco residenziale” della ex fornace (2005) . Archivio fotografico famiglia Tognaccini.

Ma perché e quando si sviluppò questa importante attività produttiva nella nostra zona ?


La pianura di Umbertide, situata nell'Alta Valle del Tevere, è ricca di argilla per ragioni strettamente legate alla sua storia geologica e al tipo di sedimenti che hanno riempito la valle. La piana di Umbertide si trova in una vasta depressione tettonica riempita, nel corso del Quaternario, da potenti successioni pleistoceniche costituite da sedimenti fluvio-lacustri (depositi di antichi fiumi e laghi). In un ambiente lacustre o di bassa energia come quello di un fiume lento o di una piana alluvionale, i materiali più fini, come l'argilla e il limo, hanno la possibilità di depositarsi, lasciando che le particelle argillose si accumulino in spessi strati.  Questo ha permesso la ricca formazione dell’argilla in questo territorio e la nascita delle correlate tecniche per la realizzazione di mattoni e materiali da costruzione nei secoli. Questa presenza produttiva ha poi lasciato un lascito nella toponomastica soprattutto, termini come “fornace” e derivati, come “fornacette”, oltre che un vero e proprio sito di archeologia industriale nel centro di Umbertide.

-Immagine n. 3:  La ciminiera scomparsa della "Fornace di Niccone”, oggi toponimo “la fornace”. A sinistra: La svettante ciminiera della Fornace di Niccone. Sullo sfondo (a destra sulla collina): appena visibile la torre del Castello di Montalto.  Immagine da “Carla Boldrini, Dallo stupore alla paura negli occhi di una bambina. Viaggio interiore dell'autrice-bambina attraverso gli avvenimenti del periodo fascista e della seconda guerra mondiale nell'alta valle del Tevere”; Edizioni Nuova Prhomos.
-Immagine n. 3: La ciminiera scomparsa della "Fornace di Niccone”, oggi toponimo “la fornace”. A sinistra: La svettante ciminiera della Fornace di Niccone. Sullo sfondo (a destra sulla collina): appena visibile la torre del Castello di Montalto. Immagine da “Carla Boldrini, Dallo stupore alla paura negli occhi di una bambina. Viaggio interiore dell'autrice-bambina attraverso gli avvenimenti del periodo fascista e della seconda guerra mondiale nell'alta valle del Tevere”; Edizioni Nuova Prhomos.

Attraverso l'analisi delle fonti documentarie e delle ricerche di storia locale, è stato possibile ricostruire una parabola produttiva questo tipo di materiali da costruzione  che ha garantito per secoli l'approvvigionamento di manufatti per lo sviluppo urbanistico locale, evolvendosi da manifattura artigianale a complesso industriale a ciclo continuo.


  1. Il sistema delle fornaci nell’assetto pre-industriale nel 1600-1700


Già nel XVII secolo, l’allora "Fratta" presentava un’economia legata all’estrazione e alla trasformazione dell’argilla. Il panorama produttivo era caratterizzato da una frammentazione di impianti legati a regimi di proprietà latifondiaria o ecclesiastica.


Spiccavano per rilevanza la Fornace di Santa Maria, la Fornace della Badia (La fornace del Poggio e la Fornace di Monte Acuto.


  • Fornace di Santa Maria: Considerata la più rinomata e importante, era situata nei pressi di Santa Maria e apparteneva al conte di Civitella Ranieri.

  • Fornace del Poggio: Collocata a Poggio Manente, era di proprietà dei Conti locali.

  • Fornace della Badia: Appartenente ai frati Camaldolesi di Monte Corona, era strategicamente posizionata lungo il fiume Tevere, a breve distanza dall'Abbazia.

  • Fornace di Monte Acuto: Di proprietà dell'architetto e mastro Filippo Fracassini, che la utilizzava per produrre in proprio i materiali necessari per le importanti opere edilizie che gli venivano appaltate, realizzando così un significativo profitto.


La produzione delle fornaci pre-industriali era diversificata e rispondeva a esigenze sia funzionali che estetiche. Oltre ai laterizi, questi grandi impianti producevano beni essenziali per l'economia locale come calce “viva”(si veda per comprendere questo funzionamento il lavoro di Sergio Magrini Alunno sui resti di un “calcinaio” novecentesco e "smorzata" per l'edilizia e l’agricoltura; le "scine" (https://www.umbertidestoria.net/memoriaetradizioni/la-scina ) per il bucato, e persino orci e altri vasi di grandi dimensioni, dimostrando il loro ruolo centrale di queste tipologie produttive non solo nella costruzione, ma anche nella vita quotidiana della comunità.

La produzione di laterizi, riportata dagli studi dello storico locale Renato Codovini e riportate da  Fabio Mariotti nella nostra pagina “La Fratta del ‘600”, si distingueva principalmente in due categorie.

  • "Lavoro Quadro": Questo termine indicava la produzione di laterizi comuni, destinati all'edilizia funzionale. La gamma di prodotti includeva mattoni comuni, pianelle per tetti e solai, mezzanelle, tegole e coppi per le coperture. Dato che la maggior parte di questi manufatti, ad eccezione di tegole e coppi, era costituita da parallelepipedi di terracotta di varie dimensioni, l'intera produzione veniva indicata con il termine di "lavoro quadro", che implicava un processo produttivo più rapido e standardizzato.

  • Materiale "Scorniciato": Questi laterizi, invece, avevano una finalità prettamente ornamentale e venivano utilizzati per ingentilire l'aspetto estetico degli edifici. Il loro uso non era limitato ai palazzi signorili, ma si estendeva anche alle case coloniche, secondo il gusto dell'epoca. Elementi come marcapiani per evidenziare i livelli delle abitazioni, sagome modellate per finestre e portoni, e nicchie per immagini sacre venivano realizzati su ordinazione del costruttore, utilizzando appositi stampi in legno.


Sempre dal Codovini, riportato nella già citata pagina “La Fratta del ‘600”, veniamo a conoscenza che Il 25 gennaio 1610, i frati Camaldolesi affittarono la loro fornace ad Agostino Meneconi per tre anni.  Il contratto stabiliva precisi obblighi per le parti: il locatore (i frati) si impegnava a fornire la legna per la cottura, mentre il conduttore (Meneconi) doveva farsi carico di tutte le altre spese. La produzione veniva divisa a metà: una parte spettava ai frati, l'altra al conduttore, che poteva venderla liberamente. Tuttavia, i frati godevano di un diritto di prelazione sull'acquisto della metà del conduttore a un prezzo prefissato. Inoltre, il conduttore era tenuto a fornire gratuitamente ai frati tutta la calce prodotta e i pezzi di laterizio rotti durante la cottura.


Di poco successive sono le notizie relative ad una fornace attorno al sito di nostro interesse: Il 29 ottobre 1611, abbiamo notizia per la Fornace di Santa Maria che il conte Pompeo Ranieri affittò per tre anni la sua fornace (situata probabilmente nello stesso sito della futura fornace Hoffman) a Mastro Palmerino detto Bocco. Il contratto includeva non solo la struttura per cuocere laterizi e calcina, ma anche la piazza antistante e un pezzo di terra. Queste notizie provengono dallo Studio con progettazione del recupero dell’attuale “Fornace” realizzato nel 2005 da “Umbria Progetti" e la s.r.l. “La Fornace”; recupero non ancora concluso.


A metà del XVII secolo, sempre in “La Fratta del ‘600”, ritroviamo che Filippo Fracassini, l'appaltatore delle opere più importanti della Fratta gestiva la Fornace di Monte Acuto. Fracassini realizzava un duplice profitto, prendendo gli appalti e fornendo i materiali edilizi: <<infatti, nel 1637 vendette tremila mattoni alla chiesa della Madonna della Reggia di cui stava rifacendo la cupola. Nel 1641 ricevette dalla stessa 25 scudi “per le cotte della fornace” e nel 1646 altri trenta scudi “per coprire la fabbrica”; l'espressione lascia supporre che si trattasse delle tegole di copertura del tetto.>>.


Immagine n. 4: Particolare di Fratta, con la “Collegiata” ancora senza parte superiore,  della "“DESCRITTIONE DEL TERRITORIO DI PERVGIA AVGVSTA ET DEI LUOGHI CIRCONVICINI DEL P M EGNATIO DANTI DA PERUGIA MATEMATICO DELLO STUDIO DI BOLOG.A”", 1577. da Source gallica.bnf.fr - Bibliothèque nationale de France (BNF).
Immagine n. 4: Particolare di Fratta, con la “Collegiata” ancora senza parte superiore,  della "“DESCRITTIONE DEL TERRITORIO DI PERVGIA AVGVSTA ET DEI LUOGHI CIRCONVICINI DEL P M EGNATIO DANTI DA PERUGIA MATEMATICO DELLO STUDIO DI BOLOG.A”", 1577. da Source gallica.bnf.fr - Bibliothèque nationale de France (BNF).

2. Il sistema delle fornaci nell’assetto pre-industriale nel industriale del 1800-1900


Per quanto riguarda i secoli successivi, ritroviamo dei documenti relativi alla presenza di una fornace posta tra l’ansa del Tevere sul lato nord dell’antica Fratta e la chiesa di Santa Maria: la fornace dei  Conti Ranieri. Possiamo ipotizzare a nostro giudizio che l’attività produttiva dal 1600 al 1800 restò presente all’incirca nel medesimo sito e con la stessa “famiglia” di proprietari.


Immagine n. 5: Progetto Imago II, 1997-2000, dell'Archivio di Stato di Roma:https://imagoarchiviodistatoroma.cultura.gov.it/index.html .Cliccare https://imagoarchiviodistatoroma.cultura.gov.it/Gregoriano/mappe.php e poi "Perugia", infine "Fratta".
Immagine n. 5: Progetto Imago II, 1997-2000, dell'Archivio di Stato di Roma:https://imagoarchiviodistatoroma.cultura.gov.it/index.html .Cliccare https://imagoarchiviodistatoroma.cultura.gov.it/Gregoriano/mappe.php e poi "Perugia", infine "Fratta".

Ci viene in aiuto per questa tesi sia la rappresentazione geometrico particellare del Catasto Gregoriano che il relativo Brogliardo: Il proprietario censito nel Brogliardo delle particelle n. 245 e n. 248 , la prima una “cava di mattoni”, la seconda “una fornace per mattoni con corte” risultava essere "Ranieri Conte Ruggieri già di Giovanni Antonio".


Immagine n. 6: Progetto Imago II, 1997-2000, dell'Archivio di Stato di Roma:https://imagoarchiviodistatoroma.cultura.gov.it/index.html . Particolare del "Brogliarlo di Fratta: cliccare https://imagoarchiviodistatoroma.cultura.gov.it/Gregoriano/mappe.php e poi "Perugia", poi "Fratta" ed infine cliccare in basso sul "Brogliardo".
Immagine n. 6: Progetto Imago II, 1997-2000, dell'Archivio di Stato di Roma:https://imagoarchiviodistatoroma.cultura.gov.it/index.html . Particolare del "Brogliarlo di Fratta: cliccare https://imagoarchiviodistatoroma.cultura.gov.it/Gregoriano/mappe.php e poi "Perugia", poi "Fratta" ed infine cliccare in basso sul "Brogliardo".
Immagine n. 7: Progetto Imago II, 1997-2000, dell'Archivio di Stato di Roma:https://imagoarchiviodistatoroma.cultura.gov.it/index.html .Particolare del "Brogliarlo di Fratta: cliccare https://imagoarchiviodistatoroma.cultura.gov.it/Gregoriano/mappe.php e poi "Perugia", poi "Fratta" ed infine cliccare in basso sul "Brogliardo". Si legge "Ranieri Conte Ruggiero già di Giovanni Antonio".
Immagine n. 7: Progetto Imago II, 1997-2000, dell'Archivio di Stato di Roma:https://imagoarchiviodistatoroma.cultura.gov.it/index.html .Particolare del "Brogliarlo di Fratta: cliccare https://imagoarchiviodistatoroma.cultura.gov.it/Gregoriano/mappe.php e poi "Perugia", poi "Fratta" ed infine cliccare in basso sul "Brogliardo". Si legge "Ranieri Conte Ruggiero già di Giovanni Antonio".

Il “Brogliarlo di  Fratta”, così registrato dallo Stato Pontificio è stato sicuramente realizzato nel 1818, precisamente i dati sono quelli della “Comunità di Fratta” del’8 settembre 1818 dall’”Ingegnere Giovanni Gambini geometra pontificio”.


Immagine n. 8: Progetto Imago II, 1997-2000, dell'Archivio di Stato di Roma:https://imagoarchiviodistatoroma.cultura.gov.it/index.html .Particolare del "Brogliarlo di Fratta: cliccare https://imagoarchiviodistatoroma.cultura.gov.it/Gregoriano/mappe.php e poi "Perugia", poi "Fratta" ed infine cliccare in basso sul "Brogliardo". Si legge "Comunità della Fratta lì 8 settembre 1818.
Immagine n. 8: Progetto Imago II, 1997-2000, dell'Archivio di Stato di Roma:https://imagoarchiviodistatoroma.cultura.gov.it/index.html .Particolare del "Brogliarlo di Fratta: cliccare https://imagoarchiviodistatoroma.cultura.gov.it/Gregoriano/mappe.php e poi "Perugia", poi "Fratta" ed infine cliccare in basso sul "Brogliardo". Si legge "Comunità della Fratta lì 8 settembre 1818.

In questo periodo  dunque la famiglia Ranieri con la sua linea dinastica dei conti Ranieri, ramo di Civitella, è ancora proprietaria della “fornace mattoni con corte” , di una “cava di terra per mattoni” e di due “seminativi”. Nella linea dinastica troviamo Giovanni Antonio I (1732-1811), padre di  Ruggero V (1791-1863) proprietario delle particelle indicate nel 1818 ed ultimo reggente della contea di Civitella, retta fino al 1817.


Immagine n.9: Ritratto a figura intera del “Conte Ruggiero Ranieri (1791-1863, di Fratelli Alinari, disponibile su  http://www.catalogo.umbriacultura.it/samira/loadcard.do?id_card=81156, licenziato sotto CC BY 4.0, proprietà Fondazione Ranieri di Sorbello.
Immagine n.9: Ritratto a figura intera del “Conte Ruggiero Ranieri (1791-1863, di Fratelli Alinari, disponibile su  http://www.catalogo.umbriacultura.it/samira/loadcard.do?id_card=81156, licenziato sotto CC BY 4.0, proprietà Fondazione Ranieri di Sorbello.

Ruggero chiamò il figlio come suo padre: Giovanni Antonio (1822-1892) che sposò  Altavilla Bournon di Sorbello. Tornando alla fornace di mattoni si vede nell’immagine che la sua rendita è maggiore della cava di terra per mattoni, ma minore della particella n. 246 condotta a seminativo.


Questo sistema produttivo, basato su forni artigianali e accordi di tipo semi-feudale e poi protoindustriale, sarebbe stato radicalmente trasformato dall'introduzione di nuove tecnologie che segnarono l'inizio dell'era industriale per le fornaci di Umbertide.


2. La transizione tecnologica tra la fine dell’800 ed inizio ‘900: L'introduzione del Forno Hoffman


La svolta strutturale avvenne nel maggio 1891 con l'acquisizione del sito da parte della ditta Pasquali & Cerrini. L’elemento di rottura tecnologica fu l'implementazione del forno Hoffman, un brevetto della metà del 1800 che rivoluzionò la termodinamica della cottura. Presenza del forno accertata l’  11 maggio 1894 quando  la Premiata Fabbrica di Laterizi G.Pasquali & A. Cerrini chiede al comune di Umbertide l’allaccio all’acquedotto comunale, nella intestazione è riportato in bella evidenza “Fornaci sistema Hoffman”.


Immagine n. 10:  Particolare di una lettera all'amministrazione Comunale del 1894. In Porrozzi, “Umbertide nelle immagini dal '500 ai giorni nostri”, Rubini & Petruzzi, Città di Castello, 1977.
Immagine n. 10: Particolare di una lettera all'amministrazione Comunale del 1894. In Porrozzi, “Umbertide nelle immagini dal '500 ai giorni nostri”, Rubini & Petruzzi, Città di Castello, 1977.

La novità del forno Hoffman, di forma ellissoidale, consisteva nel superare l'inefficienza termodinamica delle fornaci tradizionali "ordinarie" (a ciclo intermittente), nelle quali la sospensione periodica del lavoro causava una significativa dispersione energetica, poiché il calore accumulato sia dalla struttura che dai materiali veniva  dissipato inutilmente durante la fase di raffreddamento. La soluzione tecnica, principio cardine del forno Hoffman, risiedeva nel rendere la combustione continua, trasformando l'intero impianto in un sistema di recupero termico. Infatti i materiali già cotti cedevano il proprio calore all'aria in ingresso, mentre i fumi della combustione preriscaldano i materiali freschi prima della cottura, abbattendo quasi totalmente gli sprechi di energia. L'energia termica non viene mai sprecata, ma riutilizzata costantemente per preparare il materiale alla fase successiva, riducendo drasticamente i consumi di combustibile e i tempi morti della produzione industriale.

Immagine n. 11: Foto di Francesco Deplanu con la Fornace vista di lato, Ion un momento di ripulitura dove è ben in vista la base della ciminiera.
Immagine n. 11: Foto di Francesco Deplanu con la Fornace vista di lato, Ion un momento di ripulitura dove è ben in vista la base della ciminiera.

In forma più specifica, riportiamo la descrizione di questo tipo di Forno della studiosa  Stefania Pollone nel 2024 in «Col rendere continuo il lavoro della fornace». Diffusione e caratteri del sistema Hoffmann per la produzione dei laterizi nell’areale campano, pp. 271-279 in Quaderni di Storia della Costruzione 3, Produrre per Costruire a cura di Maria Luisa Barelli e Mauro Volpiano, Construction History Group - Politecnico di Torino DAD, 3/2024.) . La Pollone descrive il funzionamento con l’'impianto si presenta come una galleria anulare (a forma di anello). Originariamente la galleria era circolare, si è poi evoluta in una forma rettangolare con i lati corti curvi per ottimizzare gli spazi. Era costruito interamente in laterizio, con volte a botte (per resistere alle alte temperature) e murature "a sacco" (pareti doppie con intercapedine riempita di materiale isolante/inerte) per garantire un isolamento termico estremo e ridurre le dispersioni. La rivoluzione stava nel fatto che, a differenza dei forni moderni a tunnel, dove il materiale scorre su carrelli, nel forno Hoffman il materiale resta fermo e il fuoco si sposta. La galleria è divisa in "camere" virtuali, separate da paratoie mobili. Attraverso fori verticali sulla volta, gli operai introducevano il combustibile (carbone o polverino) direttamente sulla zona dove deve avvenire la cottura in quel preciso momento.


Immagine n. 12: Immagine  da Fabio Mariotti  ripresa dall'approfondimento sul nostro sito: https://www.umbertidestoria.net/la-fratta-del-seicento
Immagine n. 12: Immagine da Fabio Mariotti ripresa dall'approfondimento sul nostro sito: https://www.umbertidestoria.net/la-fratta-del-seicento

Il segreto dell'efficienza energetica dell'Hoffman stava nello sfruttamento delle correnti d'aria gestite dalla ciminiera centrale, che fungeva da enorme pompa aspirante: l’aria fresca entrava da una camera aperta per lo scarico. Passando attraverso i mattoni già cotti ma ancora bollenti, l'aria li raffreddava e, nel farlo, si riscalda essa stessa. Quando questa aria già caldissima raggiungeva la camera di combustione (dove il fuoco toccava i 1000 °C), favoriva una combustione rapidissima e potente perché non doveva essere scaldata da zero.  I fumi bollenti prodotti dal fuoco, prima di uscire dalla ciminiera, non venivano dispersi: venivano fatti passare attraverso le camere successive piene di mattoni ancora "crudi". In questo modo, i mattoni umidi venivano essiccati e scaldati gradualmente, evitando shock termici che li avrebbero fatti rompere. Agendo su valvole e serrande, i fuochisti spostavano l'aspirazione della ciminiera e l'immissione del combustibile alla camera successiva. Questo creava un ciclo perpetuo: in ogni momento, all'interno dell'anello, c‘erano camere in fase di carico, camere in preriscaldamento, camere in cottura, camere in raffreddamento e camere in fase di scarico.


Immagine n. 13: particolare da Fabio Mariotti  ripresa dall'approfondimento sul nostro sito: https://www.umbertidestoria.net/la-fratta-del-seicento
Immagine n. 13: particolare da Fabio Mariotti ripresa dall'approfondimento sul nostro sito: https://www.umbertidestoria.net/la-fratta-del-seicento

Un aspetto tecnico peculiare dell’impianto umbertidese era il sistema di adduzione  dell’argilla. Tra il 1900 e il 1920 fu realizzata un'importante infrastruttura idraulica raconta da Sergio Magrini Alunno in uno specifico articolo del nostro sito: un canale di circa 2 km collegato al torrente Carpina. L’acqua non fungeva solo da fluido di trasporto, ma era parte integrante del processo di raffinazione per decantazione: l’argilla in sospensione si sedimentava in apposite vasche, garantendo una purezza del materiale superiore, priva di inclusi calcarei ("calcinelli") che avrebbero compromesso l'integrità strutturale dei manufatti in fase di cottura.


Immagine 14: Fotografia di Sergio Magrini Alunno del canale ancora visibile nei pressi della Fornace.
Immagine 14: Fotografia di Sergio Magrini Alunno del canale ancora visibile nei pressi della Fornace.

Oggi il tracciato dl canale è facilmente identificabile nel paesaggio grazie alla presenza dei pioppi cresciuti lungo i suoi argini, che fungono da testimonianza visiva dell'antica infrastruttura. I ruderi del forno Hoffman e la piccola chiusa di ferro presso la strada delle Petrelle rimangono i punti di riferimento principali per localizzare l'inizio del sistema di deviazione verso la fabbrica Il ciclo si completava con la trafilatura meccanica e l’essiccazione naturale nei “griccetti”  fasi che illustreremo approfonditamente più sotto.


Immagine n. 15: Immagine dell’interno della fornace su disegno di Francesco Deplanu ed uso di IA: Chatgpt, per migliorare il tratto, non la struttura disegnata.
Immagine n. 15: Immagine dell’interno della fornace su disegno di Francesco Deplanu ed uso di IA: Chatgpt, per migliorare il tratto, non la struttura disegnata.

4. Dinamiche societarie e avvicendamenti imprenditoriali dalla fine del 1800 al 1975.


La storia della fornace è caratterizzata da una successione di assetti proprietari che riflettono le congiunture economiche del Novecento:

Prima del 1891, lo stabilimento in qualche maniera era basato dalla proprietà dei Conti Ranieri alla proprietà di Nazareno Carotini ma non era gestito direttamente dal proprietario: era concesso in affitto a Costantino Beatini e Gaspare Cerrini. il 5 maggio 1891 Il sodalizio tra Beatini e Cerrini terminò ufficialmente quando Giuseppe Pasquali e Achille Cerrini rilevarono l'azienda, dando inizio alla storica gestione "Pasquali & Cerrini" che avrebbe poi introdotto il sistema Hoffman. Iniziò così definitiva trasformazione in senso tecnologico e industriale del sito produttivo. Possiamo a questo punto individuare le seguenti fasi:

  • Ditta Pasquali & Cerrini (1891-1919): Fase di industrializzazione e consolidamento del marchio "Premiata Fabbrica".

  • Ditta Achille Cerrini & C. (anni '20 del Novecento): Periodo di instabilità finanziaria culminato in una complessa procedura concorsuale risolta nel 1930.

  • Cerrini & Sacchetti (1930-1950): Fase di resilienza economica e gestione della produzione durante il periodo bellico.

  • Gestione Spinelli e successivi (1950-1975): Sotto la direzione di Salvatore Spinelli e successivamente di Pietro Brischi e Giovanni Cicioni, la fornace divenne il fulcro della ricostruzione post-bellica locale. Fu l'ultimo periodo di piena operatività prima che le nuove tecnologie di estrusione e cottura rapida rendessero obsoleto il sistema Hoffman.


Il sistema produttivo, e il mestiere dei fuochisti, sfornatori, infornatori, addetti alla produzione, alla manutenzione, falegnami ed operai della fornace era inevitabilmente collegato. Il ciclo produttivo necessitava di una serie di azioni continue per garantire il buon funzionamento e di uomini che in un certo numero dovevano essere sempre presenti.


Immagine n. 16: Immagine dei lavoratori della Fornace ripresa da Brochure di Umbria Progetti (oggi EXUP) relativa al progetto “Parco residenziale” della ex fornace (2005) . Archivio fotografico famiglia Tognaccini.
Immagine n. 16: Immagine dei lavoratori della Fornace ripresa da Brochure di Umbria Progetti (oggi EXUP) relativa al progetto “Parco residenziale” della ex fornace (2005) . Archivio fotografico famiglia Tognaccini.

Ai lavoratori spettavano una serie di mansioni che richiedeva impegno costante ma non con un numero sempre stabile, nel periodo considerato la fornace aveva 36 dipendenti di cui 7/8 erano fissi, tutti gli altri stagionali. Le azioni prevedevano la  preparazione e raffinazione dell’argilla, che doveva essere trasportata su gomma, sollevandola tramite una rampa con carrelli e scaricata in una tramoggia. Il ciclo di raffinazione prevedeva poi tre passaggi chiave: lo sminuzzatore per la prima rottura; Il passaggio tra cilindri affinatori per eliminare impurità calcaree (calcinelli); l’’impastatrice per l'omogeneizzazione finale della pasta. Si passava poi a dare forma al prodotto e a tagliarlo. Il prodotto veniva fatto entrare nella "Mattoniera", dove una coclea spingeva l'impasto attraverso una trafilatrice. Per la produzione di Laterizi forati e mattoni i prodotti grezzi uscivano come una striscia continua e venivano sezionati da una "ghigliottina" (con filo d’acciaio). Per le  Tegole e coppi si produceva una striscia di pasta che veniva modellata tramite stampi sotto una pressa.

Una volta prodotti i laterizi dovevano essere essiccati nei "Griccetti”: I manufatti, venivano caricati a mano su carrelli distanziati per favorire la ventilazione, poi venivano lasciai per 40-60 giorni fermi. I “Gricceti” erano capanni protetti da stuoie di canne palustri del Trasimeno. I “Griccetti” erano infatti stuoie realizzate intrecciando canne palustri. Venivano utilizzate nei capanni di essiccazione dei mattoni, che erano strutture aperte dotate solitamente solo di tetto e pilastri. Venivano abbassate per proteggere i mattoni ancora freschi dal calore eccessivo del sole, che avrebbe potuto danneggiarli. Grazie alla trama delle canne, i griccetti permettevano il passaggio costante dell'aria, condizione essenziale per una corretta essiccazione. Potevano essere alzati o abbassati a piacimento in base alle necessità atmosferiche. Il nome, che inizialmente identificava solo le stuoie di canna, è passato col tempo a definire per estensione l'intero capanno di essiccazione.

L’azione di Cottura vera e propria nel Forno Hoffman prevedeva l’accensione del forno che una volta acceso doveva operare ininterrottamente per tutta la stagione e le azioni di sigillatura. Seguiva infine la Sigillatura: Le porte delle camere di cottura venivano chiuse con mattoni e sigillate con un impasto di fango e sterco. La cottura richiedeva una costante attenzione con il fuoco, alimentato dall'alto con lignite o noccioli d’oliva, che avanza in senso antiorario e permetteva all’aria di raffreddare i mattoni già cotti e, riscaldandosi, di preriscaldare quelli crudi, ottimizzando l'efficienza energetica . Un sistema, come detto, che non poteva essere fermato, citiamo a proposito un passo del lavoro di Sergio Magrini Alunno: “Il fuoco continuo veniva alimentato dall’alto con lignite triturata o noccioli di olive … il fuoco, in senso antiorario, veniva fatto avanzare in base al giudizio dei fuochisti, che lavoravano sull’estradosso del solaio, ininterrottamente, feste comprese, (alternandosi in tre turni giornalieri).”.


Il forno si spense davvero nel 1975.


5. Deindustrializzazione e Riqualificazione


Con la cessazione delle attività estrattive e produttive verso la fine del XX secolo, il sito è stato oggetto di un intervento di rigenerazione urbana solo in parte concluso. Il progetto del Parco Residenziale "La Fornace” realizzato nel 2005 dalla “Umbria Progetti” divenuta nel 2009 Exup di Umbertide, per conto della Raetia SGR collegata al fondo immobiliare Diaphora, aveva progettato una sintesi tra esigenze abitative contemporanee ,“bioedilizia”, e conservazione della memoria storica.


Immagine n. 17:  Immagine ripresa da Brochure di Umbria Progetti (oggi EXUP) relativa al progetto “Parco residenziale” della ex fornace (2005) .
Immagine n. 17:  Immagine ripresa da Brochure di Umbria Progetti (oggi EXUP) relativa al progetto “Parco residenziale” della ex fornace (2005) .

Negli anni la zona attorno alla fornace era stata infatti, riqualificata, ma poi il Fondo Diaphora era arrivato, nel 2014, ad una crisi immobiliare irreversibile con insolvenza, debiti elevati e blocco dei cantiere. La zona residenziale era stata così acquistata dalla Finint Investments SGR che è la società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Finint  e gestita al fondo CasUni HS AbitaRE. La Finit Investment aveva acquistato il complesso della Fornace nel 2017 e ne ha curato la trasformazione in “housing sociale” con un investimento di circa 18 milioni di euro.


Non è stato, però, ancora terminato il recupero conservativo immaginato nel 2005 del nucleo centrale del forno Hoffman, sebbene senza più la grande ciminiera. Nonostante questo, ciò che resta di questa antica attività produttiva è oramai inserito all’interno del tessuto urbano e ci ricorda il passaggio di Fratta/ Umbertide, da un'economia basata sulla trasformazione delle materie prime locali a una dimensione urbana moderna.


Non abbiamo né i nomi né le mansioni di coloro che lavorarono in questo sistema produttivo nel corso dei 4 secoli presi in considerazione, da attività artigianale, protoindustriale e poi industriale, se non le ultime voci della seconda metà del ‘900 e i loro racconti. Racconti che ci è sembrato necessario collegare ad una contestualizzazione produttiva che possa servire, oltre che come memoria, come punto  di partenza  per studi più approfonditi.



Fonti:


Immagini:


Fonti: Ritratto a figura intera del “Conte Ruggiero Ranieri (1791-1863, di Fratelli Alinari, disponibile su http://www.catalogo.umbriacultura.it/samira/loadcard.do?id_card=81156, licenziato sotto CC BY 4.0. di proprietà della Fondazione Ranieri di Sorbello.


  • B. Porrozzi, “Umbertide nelle immagini dal '500 ai giorni nostri”, Rubini & Petruzzi, Città di Castello, 1977.



  • Particolare di Fratta, con la “Collegiata” ancora senza parte superiore,  della "“DESCRITTIONE DEL TERRITORIO DI PERVGIA AVGVSTA ET DEI LUOGHI CIRCONVICINI DEL P M EGNATIO DANTI DA PERUGIA MATEMATICO DELLO STUDIO DI BOLOG.A”", 1577. da Source gallica.bnf.fr - Bibliothèque nationale de France (BNF).


  • l'Archivio Fotografico della famiglia Tognaccini per le immagini dei lavoratori e dei macchinari.


  • Foto di Sergio Alunni Magrini di Fabio Mariotti, Francesco Deplanu e Archivio Severi.


  • Immagine della “Fornace di Niccone” da “Carla Boldrini, Dallo stupore alla paura negli occhi di una bambina. Viaggio interiore dell'autrice-bambina attraverso gli avvenimenti del periodo fascista e della seconda guerra mondiale nell'alta valle del Tevere, Edizioni Nuova Prhomos.”


  • Immagine ricostruita dell’interno della fornace su disegno di Francesco Deplanu ed uso di IA: Chatgpt, per migliorare il tratto, non la struttura disegnata.


  • Immagini dei lavoratori ripresa da Brochure di Umbria Progetti (oggi EXUP) relativa al progetto “Parco residenziale” della ex fornace (2005) . Archivio fotografico famiglia

    Tognaccini.



Bibliografia e sitografia


Storia della famiglia Ranieri:


https://it.wikipedia.org/wiki/Ranieri_(famiglia)  Conte Ranieri


https://gw.geneanet.org/mdore1?full=on&image=on&lang=it&m=D&marriage=on&n=ranieri&notes=on&oc=340&p=ruggero&siblings=on&t=T&v=6



Storia del forno Hoffman:


  • Stefania Pollone: «Col rendere continuo il lavoro della fornace». Diffusione e caratteri del sistema Hoffmann per la produzione dei laterizi nell’areale campano, pp. 271-279 in Quaderni di Storia della Costruzione 3, Produrre per Costruire a cura di Maria Luisa Barelli e Mauro Volpiano, Construction History Group - Politecnico di Torino DAD, 3/2024.)


- http://www.ecomuseorimini.it/project-view/parco-fabbri/#:~:text=Il%20forno%20Hoffmann%20è%20un,che%20ne%20fanno%20ancora%20uso.


Situazione attuale della Fornace brochure e links:


- Brochure di Umbria Progetti (oggi EXUP) relativa al progetto “Parco residenziale” della ex fornace (2005).


https://www.umbriacasa.it/social-housing/


https://www.finintinvestments.com/it/news/umbertide-pg-dal-social-housing-93-nuove-unita-per-ridare-vita-al-complesso-la-fornace#:~:text=Il%20Fondo%20Immobiliare%20UNI%20HS%20AbitaRE%2C%20gestito,eseguiti%20dall'Impresa%20di%20Costruzione%20SEAS%20Srl%20di


https://financecommunity.it/finint-investment-acquisisce-un-complesso-destinato-allhousing-sociale-2/#:~:text=Finanziaria%20Internazionale%20Investments%20sgr%2C%20quale%20società%20di,di%20riqualificazione%20funzionale%20alla%20destinazione%20ad%20housing



Geologia del territorio:


-https://www.isprambiente.gov.it/Media/carg/note_illustrative/299_Umbertide.pdf

Fonti Orali e Memorie


- Marco Bani, “Alto Tevere umbro. Guida stoico naturalistica e degli itinerari escursionistici”. Comunità Montana umbra, Città i Castello, 1990, p. 43.


Testimonianze dirette:


Fondamentale per ricostruire il funzionamento tecnico e la vita quotidiana https://www.umbertidestoria.net/memoriaetradizioni/la-fornace la fabbrica, come la memoria di Luciano Mercanti (attivo nella gestione dal 1964) in Sergio Magrini Alunno.



Pagine sul nostro sito utilizzate come fonti secondarie:


Sergio Magrini Alunno:

https://www.umbertidestoria.net/memoriaetradizioni/la-fornace


https://www.umbertidestoria.net/memoriaetradizioni/il-canale-della-fornace


https://www.umbertidestoria.net/memoriaetradizioni/il-vecchio-calcinaio


Fabio Mariotti:

https://www.umbertidestoria.net/la-fratta-del-seicento


Francesco Deplanu:

https://www.umbertidestoria.net/cartografia/la-fratta-di-ignazio-danti-


https://www.umbertidestoria.net/documenti

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